Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Accertamenti bancari svincolati e libero accesso ai conti di terzi

Accertamenti bancari legittimi anche senza motivazione dell’accesso ai dati e anche se posti in essere su conti di terzi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, sezione tributaria civile, con la sentenza 13 aprile 2012, n. 5849.

La sentenza. Secondo la Corte, l’art. 51/633, in materia di accertamenti bancari nel comparto Iva (ma la disciplina, sotto questo profilo, è analoga per le imposte dirette), stabilisce che l’autorizzazione dell’organo gerarchicamente superiore con cui ottenere dagli istituti di credito e dagli altri intermediari finanziari dati e notizie in relazione a conti, depositi e rapporti continuativi relativi al contribuente, non prevede affatto l’obbligo dell’indicazione del motivo, dello scopo o delle ragioni logiche e giuridiche per la richiesta e l’emissione del relativo provvedimento.

In quanto l’esercizio di tale potere è collegato con il generale potere di controllo della dichiarazione, senza necessità di specificazione di nessuna particolare circostanza giustificativa.

La Corte dunque ritiene inconferente la diversa forma di tutela prevista dall’art. 52/633: norma riferita agli accessi, che sono subordinati, a differenza da quanto previsto per l’acquisizione dei conti correnti bancari, al rilascio di apposita autorizzazione «che ne indichi lo scopo» da parte del capo dell’ufficio e del procuratore della repubblica in caso di accesso domiciliare. Il differente trattamento delle due disposizioni è volto a conciliare l’esigenza dell’acquisizione degli elementi di riscontro di una supposta evasione fiscale, e di evitarne l’occultamento o la distruzione, con la tutela del domicilio di ogni cittadino, la cui inviolabilità è espressamente riconosciuta dall’articolo 14 Cost.

I conti intestati a terzi. La Corte prende poi posizione sul secondo, e assai rilevante, motivo della possibilità per gli uffici finanziari di porre a base degli accertamenti e delle rettifiche sulla società le somme transitate su conti correnti intestati a soggetti diversi: nel caso specifico si trattava dei conti correnti dei soci. Con riguardo a tale questione, si sono succeduti nel tempo tre diversi orientamenti: in particolare, in una prima fase, risalente ai primi anni 2000, la Corte aveva sostenuto che un simile meccanismo era operante solo in presenza di una prova «certa» e «diretta» della riferibilità delle movimentazioni finanziarie alla società. Si trattava, in tutta evidenza, di una tesi eccessivamente sbilanciata a favore del contribuente; e, in effetti, a partire dal 2002/2003 la stessa Corte è pervenuta a opposte conclusioni, ritenendo che tale prova potesse essere fornita anche in via presuntiva, e tra le presunzioni era ritenuta sufficiente la mera ristrettezza della compagine societaria. Anche questa seconda impostazione suscitava perplessità, nella considerazione che l’elemento della ristrettezza della compagine societaria, di per sé, sembra più appartenere alla categoria degli indizi semplici che a quella delle presunzioni gravi, precise e concordanti. D’onde la (ritenuta dalla Corte) necessità che la ristrettezza della compagine societaria sia «corroborata» da ulteriori indizi, con essa convergenti. Si tratta di una impostazione senza dubbio più equilibrata, e che mira a comporre le diverse (e contrapposte) esigenze del contribuente (che deve sì contribuire, ma nei limiti della propria capacità contributiva) e del fisco.

Sul punto la sentenza ritiene che la presunzione di cui al citato art. 51:

è legale e a carattere relativo;

consente di riferire i movimenti bancari all’attività svolta dalla società anche quando i conti bancari siano intestati ai soci della contribuente, quando sussista ragione di ritenere, in base agli elementi indiziari raccolti, che gli stessi sono stati utilizzati per occultare operazioni fiscalmente rilevanti;

sull’Ufficio incombe l’onere di fornire in giudizio la prova, anche presuntiva, che detti movimenti bancari, nonostante la formale intestazione, siano in realtà attribuibili al contribuente;

il contribuente ha ovviamente la possibilità di fornire la prova contraria; siffatto meccanismo non viola il divieto di doppia presunzione.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La collaborazione tra gli Stati sulla pandemia può diventare un modello funzionale anche per comba...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dai 4 mila metri quadri del data center di Sogei, stanzoni refrigerati pieni di server, passa buona...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Giudizio negativo». Cgil, Cisl e Uil bocciano il governo sul taglio delle tasse da 8 miliardi, d...

Oggi sulla stampa