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Accertamenti bancari, giustificazioni ad hoc

Per gli accertamenti bancari, fondati sull’imputazione a reddito di versamenti e prelevamenti non giustificati, non valgono le giustificazioni rese per «masse» di movimenti, ancorché la prova dimostrativa ad onere del contribuente deve essere fornita in maniera analitica, movimento per movimento.

È quanto si legge nella sentenza n. 341/01/17 della Ctp di Savona, con cui il collegio ha rigettato il ricorso proposto da un contribuente, titolare di un bar.

L’accertamento impugnato era basato sulle indagini finanziarie, ai sensi dell’articolo 32 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600. L’onere probatorio dell’Amministrazione è soddisfatto attraverso la mera indicazione dei dati e degli elementi risultanti dai conti predetti, determinandosi un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale deve dimostrare, con una prova non generica, ma analitica (per ogni movimento bancario), che gli elementi desumibili da tali risultanze bancarie non sono riferibili ad operazioni imponibili.

In altre parole, l’amministrazione non è tenuta a provare alcunché, se non l’esistenza dei movimenti bancari, che il contribuente deve giustificare adeguatamente. In tal senso, spiega la Ctp di Savona nella sentenza in commento, risulta vano il tentativo di giustificare «per masse» i movimenti bancari, senza attribuire ad ogni singolo prelievo e versamento la corrispondente prova della non rilevanza fiscale dello stesso.

Inutile nascondere, tuttavia, che tale prova analitica, movimento per movimento, risulta in taluni casi una prova diabolica, specialmente per le operazioni in contanti e di importi esigui. Perciò la Corte di cassazione introduce degli spiragli, quale ad esempio la possibilità di addurre, quale argomento difensivo, la mera riconducibilità dei prelievi alla sfera personale, invitando il giudice a verificare se gli importi in questione «siano o meno compatibili, anche in relazione al dato temporale, con le ordinarie esigenze di vita» (sentenza n. 7259/2017). Ciò anche in considerazione del fatto che l’onere della prova liberatoria, per il contribuente, deve pur sempre essere commisurato alla natura e alla consistenza degli elementi indiziari di segno contrario utilizzati dall’amministrazione. Tornando al caso in commento, la Ctp di Savona ha ritenuto di dover applicare un metro di giudizio particolarmente rigido, respingendo il ricorso del contribuente e condannandolo al pagamento di ingenti spese di lite.

Nicola Fuoco

[omissis] Risulta pienamente condivisibile quanto contenuto nella memoria dell’Agenzia delle Entrate e conseguentemente non fondate le eccezioni relative all’accesso domiciliare, agli accertamenti bancari, alla asserita mancanza di attestazione di conformità poiché l’Ufficio ha rispettato la procedura prevista tra copia analogica e copia digitale dell’atto di diniego anche l’attestazione di conformità è corretta; la sottoscrizione dell’atto non riporta alcun difetto tanto meno di legittimazione attiva, non vi è stata violazione dell’artt. 25 Dlgs n. 82 del 2005 e 42 Dpr n. 600 del 1973 anche il difetto di notifica non risulta fondato poiché il messo notificatore speciale ha proceduto alla consegna a mani proprie dell’atto al ricorrente più articolata risulta la posizione dell’Agenzia in merito al difetto di contraddittorio poiché come è noto e come statuito ripetutamente dalla Corte di cassazione e in particolare con la sentenza n.24823 del 9/12/2015 infatti questa Commissione ritiene pacificamente applicabile quanto disposto dalla stessa Suprema Corte al caso concreto in particolare vertendosi anche in materia di tributi armonizzati nella fattispecie necessitava un contraddittorio preventivo che non può essere assorbito dalla fase precedente e cioè dalla fase conclusiva del processo verbale di constatazione e soprattutto nei successivi 60 giorni per presentare osservazioni allo stesso, né tanto meno può essere confuso, come peraltro è noto a tutti, con la facoltà di inoltrare istanza di accertamento con adesione, fase comunque successiva all’avviso di accertamento tuttavia secondo la Suprema Corte oltre alla fase di contraddittorio ( ). nel caso concreto mentre non è stato rispettato l’obbligo del contraddittorio preventivo tuttavia il contribuente pur presentando una mole cospicua di documenti non ha provato con gli stessi il superamento della prova di resistenza degli accertamenti bancari e cioè ha tentato, vanamente, di ricostruire per masse i singoli movimenti bancari asserendo la sostanziale regolarità delle movimentazioni senza attribuire ai singoli movimenti bancari la corrispondente prova e conseguente motivazione della non appartenenza a ricavo della movimentazione stessa.

Conclusivamente, non avendo provato analiticamente i singoli movimenti non è stata superata la presunzione di ricavi attribuita per legge alle movimentazioni bancarie contestate.

Pertanto il ricorso deve essere respinto e conseguentemente il contribuente deve essere condannato al pagamento delle spese di giudizio liquidate come in dispositivo.

PQM Respinge il ricorso. Condanna la parte soccombente al pagamento delle spese di lite che si liquidano in euro 5.000,00.

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