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Accelerazione sulla prescrizione breve

di Paola Pica

MILANO — La necessità di rafforzare il capitale delle banche sembra diventato l’incubo numero uno delle Borse europee. E se per le banche irlandesi, uscite malconcie dagli ultimi stress test, si rende obbligatorio un ricorso complessivo al mercato da 23-24 miliardi e il varo di un piano di ristrutturazione nazionale, nel resto d’Europa si teme l’avvio di un nuovo giro di richieste di capitali freschi. I livelli patrimoniali imposti dai nuovi criteri comunitari (Basilea3) dovranno essere a regime dal 2013 ma, almeno in Italia, è la Vigilanza a chiedere di alzare le difese per mettersi subito al riparo da nuovi e sempre possibili choc finanziari. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi lo aveva pubblicamente chiesto al Forex di Verona a febbraio: le banche avviino i rafforzamenti prima degli stress test di giugno. A muovere per prima, a inizio settimana, è stata l’Ubi Banca annunciando un aumento di capitale da 1 miliardo. La sventagliata di vendite che ha accolto la notizia in Piazza Affari ha suggerito il rinvio di scelte analoghe da parte di altri istituti di piccole e dimensioni. Ma nella lista dei candidati all’aumento di capitale sono entrati anche i big del settore, a partire da Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi. Nel mirino della speculazione ribassista è entrata ieri anche l’Unicredit (-3,66%in chiusura di seduta) che pure negli ultimi anni ha già portato a termine con successo due maxi ricapitalizzazioni. La più colpita è stata tuttavia Intesa Sanpaolo (-4,4%tra scambi febbrile per il 2,5%del capitale) proprio sulle voci che la banca guidata da Corrado Passera possa valutare un’operazione di rafforzamento da 5 miliardi di euro. Dalla banca Mi-To nessun commento è seguito ai rumor di mercato. La prossima settimana i consigli di sorveglianza e di gestione convocati a Torino sono chiamati ad approvare il piano d’impresa che sarà presentato al mercato il giorno seguente. Il progetto prevederebbe alcune misure di rafforzamento patrimoniale e tuttavia la scelta di un aumento di capitale potrebbe rivelarsi inevitabile nel medio periodo. Solo pochi giorni fa Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, influente azionista di Intesa Sanpaolo, aveva rassicurato sull’impegno degli enti in caso di ricapitalizzazione. «Noi crediamo che se saranno presentati buoni piani industriali e ragioni convincenti per rafforzare il capitale delle nostre banche, noi non ci tireremo indietro: abbiamo i mezzi» , ha detto Guzzetti osservando tra le altre cose che la Cariplo si accontenta di un dividendo «come l’anno scorso» .

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