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Accelerata sul lavoro agile nel Ccnl Ced, Ict, professioni digitali e Stp

L’emergenza sanitaria in corso ha conferito maggiore rilevanza al lavoro agile (o smart working), rispetto al quale è emersa la necessità generale di definire regole chiare a tutela di lavoratori e aziende.

Ancor prima della fase emergenziale, le associazioni datoriali Assoced e Lait e il sindacato dei lavoratori Ugl Terziario, hanno interpretato i grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, disciplinando per primi all’interno di un contratto collettivo nazionale, quello del settore Ced, Ict, professioni Digitali e Stp del 13/12/2018, il ricorso a tale modalità di svolgimento del lavoro, in attuazione alla disciplina legale di cui alla legge 81/2017.

La regolamentazione è in linea con il sistema di welfare aziendale, inteso come strumento capace di migliorare il benessere e la motivazione dei lavoratori e facilitare il bilanciamento dei tempi della vita privata e della vita professionale. Tutto ciò attraverso leve di flessibilità legate al luogo e al tempo di svolgimento della prestazione lavorativa, focalizzando l’attenzione sugli obiettivi e sui risultati, valorizzando il rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro attraverso un confronto trasparente.

«La contrattazione mai come adesso deve affrontare le novità e cercare di creare regole in modo innovativo», afferma Luca Malcotti, segretario nazionale Ugl Terziario. «La pandemia ha svolto un ruolo di accelerazione, in particolar modo verso il lavoro agile che diventerà a tutti gli effetti una modalità di lavoro strutturale nel prossimo futuro. In questo senso, ancor prima del diffondersi della pandemia, è stata definita la regolamentazione del lavoro agile all’interno del Ccnl Ced, in modo da migliorare le condizioni del lavoratore, il quale deve essere sempre più responsabile e autonomo, deve conoscere bene i propri obiettivi ed acquisire le competenze adeguate per gestire al meglio il proprio lavoro».

Si tratta di una disciplina innovativa, che va oltre lo stato di emergenza, e si pone come obiettivo quello di definire una cornice normativa a sostegno della corretta adozione di un nuovo modello organizzativo, rivoluzionario dell’idea del lavoro intesa in senso tradizionale.

In particolare la disciplina contenuta nel Ccnl definisce:

 

  • Principi generali
  • Accordo individuale
  • Orario di lavoro
  • Recesso
  • Strumenti informatici
  • Formazione
  • Diritti e doveri del lavoratore
  • Salute e sicurezza sul lavoroUna volta terminata la fase di emergenza legata alla pandemia e quindi il ricorso alla forma semplificata di smart working decisa dal governo, l’adesione a tale modalità di lavoro dovrà risultare da un accordo individuale scritto tra lavoratore e datore di lavoro.

    L’attivazione dell’accordo sarà oggetto di comunicazione all’Ente bilaterale nazionale Ebce, presso cui è istituita una Commissione paritetica deputata alla verifica dello sviluppo dell’istituto normativo all’interno dell’intero settore.

    L’accordo individuale dovrà indicare:

    – le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa con riferimento all’orario di lavoro, individuando i tempi di riposo del lavoratore;

    – le modalità di esercizio del potere direttivo e disciplinare da parte del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all’esterno dei locali aziendali e le condotte connesse all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali medesimi, che danno luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari;

    – gli strumenti informatici e di telefonia assegnati, le loro modalità di utilizzo, ivi compresi i possibili controlli che possono essere effettuati in armonia con quanto previsto dal Ccnl e dalle disposizioni aziendali.

    L’accordo è oggetto di comunicazione obbligatoria di cui all’art. 1, comma 1180 della legge n. 296/2006; la comunicazione deve indicare anche la durata dell’accordo ed eventuali variazioni.

 

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