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Accelera la locomotiva Usa: Pil +3,9%

L’economia americana accelera la sua marcia nel terzo trimestre dell’anno, mettendo a segno un incremento del prodotto interno lordo del 3,9% rispetto al 3,5% inizialmente stimato e ancora più del 3,3% atteso dagli analisti. Una crescita trainata da investimenti aziendali e da un aumento della spesa dei consumatori, incoraggiante alla vigilia della cruciale stagione di fine anno per il settore retail. Una combinazione sufficiente a battere anche il contagio delle incognite globali, sollevate sia da una sempre fragile Europa che da una Cina in frenata e un Giappone ricaduto in recessione.
Il colpo di reni dell’espansione negli ultimi tre mesi ha coronato, una volta sommato al 4,6% del secondo trimestre, un semestre al passo del 4%, il migliore per l’economia americana dal 2003. E ieri è stato comunicato anche il primo calcolo complessivo dei profitti trimestrali delle aziende: al netto delle tasse sono lievitati meno di quanto non avessero fatto nei tre mesi precedenti ma pur sempre del 3,8% rispetto all’anno scorso e dell’1,7% rispetto a secondo trimestre.
«La crescita è stata robusta – ha detto Jason Furman, il consigliere economico di Barack Obama -. Gli Stati Uniti continuano a guidare la ripresa mondiale». Anche se potrebbe non bastare ancora a rassicurare del tutto la Federal Reserve e convincerla a spostare in avanti strette sui tassi di interesse che limitino gli stimoli, oggi attese verso la metà dell’anno prossimo. E di sicuro non è sufficiente a sanare rapidamente le tensioni sociali e politiche: dalla qualità dei posti di lavoro alla stagnazione dei redditi (ieri un aumento nel secondo trimestre è stato rivisto e dimezzato), dall’impoverimento dei ceti medi fino alle sperequazioni razziali che fanno da sfondo sia alla recente sconfitta elettorale dei democratici al Congresso che alla nuova esplosione delle proteste a Ferguson in Missouri.
Ieri lo stesso Obama ha ribadito il suo progetto da poco lanciato di sanare un’altra piaga, l’immigrazione illegale, promettendo che rafforzerebbe di almeno lo 0,4% la crescita. E un invito alla cautela è arrivato da un calo della fiducia delle famiglie americane in novembre misurata dal Conference Board, che a quota 88,7 è scesa ai minimi da cinque mesi per le preoccupazioni sull’occupazione e l’economia.
Ma nel terzo trimestre i consumi, che contano per due terzi del Pil, sono riusciti a crescere del 2,2%, più dell’1,8% inizialmente stimato grazie a un aumento dell’8,7 nei beni durevoli. Gli investimenti aziendali in strutture, macchinari e ricerca sono aumentati a loro volta di un solido 7,1% rispetto al 5,5%. La produzione di scorte da parte delle imprese, segno della fiducia o meno nell’andamento futuro, è migliorata: ha sottratto soltanto 0,12 punti percentuali alla crescita anziché 0,57. E la spesa pubblica si è confermata favorevole all’espansione, grazie a un incremento del 4% generato da un’impennata del 16% nel budget militare. Ha sofferto invece l’interscambio, riflesso delle incognite emerse sul palcoscenico internazionale. Le esportazioni sono aumentate del 4,9%, non del 7,8% come inizialmente calcolato, mentre le importazioni sono scese dello 0,7% anziché dell’1,7%.

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