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Abuso ed elusione pari sono

L’abuso di diritto è elusione fiscale, anzi di più: i due termini saranno considerati equipollenti e utilizzati indifferentemente. L’applicazione della nuova disciplina sull’abuso di diritto però non sconfinerà nell’ambito del diritto penale tributario ma sarà ad esso residuale. Si applicheranno alle norme sull’abuso infatti solo sanzioni amministrative. Nel caso in cui ci si troverà di fronte a fattispecie riconducibili alla simulazione o ai reati tributari queste andranno perseguite con gli strumenti di cui l’ordinamento già dispone. L’abuso di diritto troverà residenza nello statuto del contribuente. Nella legge 212/2000 sarà inserito infatti un nuovo articolo, l’articolo 10-bis rubricato disciplina dell’abuso di diritto o elusione fiscale. Sono le principali novità contenute nel titolo primo del decreto legislativo sulla certezza del diritto in materia tributaria previsto oggi all’esame del consiglio dei ministri. Il provvedimento accorpa, contrariamente a quanto si riteneva, tre decreti delegati previsti dalla legge delega di riforma fiscale. Abuso di diritto, sanzioni penali tributarie e cooperazione rafforzata sono stati infatti previsti in un unico testo legislativo.

Abuso di diritto. Saranno considerate abuso di diritto dunque, le operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali e indipendentemente dalle intenzioni del contribuente, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti. Sono tre le condizioni in cui scatta l’abuso di diritto: l’assenza di sostanza economica delle operazioni effettuate, la realizzazione di un vantaggio fiscale indebito e la circostanza che il vantaggio è l’effetto essenziale dell’operazione. La fattispecie si applicherà a tutte le imposte dirette e indirette, non a quelle doganali. Si punta a oggettivizzare l’abuso e nel provvedimento si prevede che non si considerano abusive quelle operazioni giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali, anche di ordine organizzativo o gestionale, dell’azienda del contribuente. La norma si applica non solo ai casi strettamente legati all’azienda ma anche quando l’attività economica del contribuente sia professionale e non imprenditoriale. Il contribuente può dribblare in un certo senso la disciplina anti abuso ponendo all’Agenzia delle entrate un interpello preventivo (si veda tabella in pagina) al fine di conoscere se le operazioni che intende realizzare costituiscano fattispecie di abuso di diritto. Un principio espresso nel dlgs è che l’abuso non potrà essere rilevato d’ufficio dal giudice tributario.

Sanzioni penali tributarie. Il titolo secondo è dedicato al restyling del dlgs 74/2000. In particolare è prevista una modifica alla disciplina del raddoppio dei termini. L’obiettivo del legislatore è quello di garantire una maggiore certezza delle situazioni giuridiche e una correlata miglior tutela del contribuente, cosicché il raddoppio si verifichi soltanto in presenza di un effettivo invio della denuncia, fermi restando comunque gli effetti degli atti di controllo precedentemente notificati. Il raddoppio opera, dunque, quando l’autorità giudiziaria sta autonomamente facendo indagini su reati tributari, i cui esiti verranno trasmessi all’autorità amministrativa. (Agenzia entrate per recuperi d’imposta). Inoltre è prevista un’applicazione transitoria. Per consentire un progressivo adeguamento al più breve termine decadenziale degli accertamenti più complessi, è previsto che per le denunce di violazioni integranti le fattispecie dei più gravi reati tributari presentate o trasmesse nel 2015 e nel 2016, il raddoppio operi quando la presentazione o la trasmissione avvengano, per il 2015, entro il 31 dicembre del secondo anno successivo al termine ordinario di decadenza e, per il 2016, entro il 31 dicembre del primo anno successivo al termine ordinario di decadenza. Inoltre il reato di dichiarazione infedele è esteso anche ai sostituti di imposta con la soglia di 50 mila euro come ammontare delle differenze delle ritenute non versate. Una nuova soglia è introdotta anche per il delitto di omesso versamento Iva pari a 200 mila euro per ciascun periodo di imposta.

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