Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Abuso di diritto nel penale

di Debora Alberici  

L'abuso del diritto approda nel processo penale. Scatta il sequestro preventivo sui beni del contribuente che, pur ponendo in essere atti di per sé leciti ma che ottengono lo scopo di evadere l'Iva, ha eluso il fisco.

È questa la conclusione cui è giunta la Corte di cassazione con la sentenza numero 26723 del 7 luglio 2011, che già promette di riaccendere il dibattito sull'abuso del diritto.

Tanto più perché in motivazione si azzardano delle conclusioni nonostante la decisione riguardi ancora la fase cautelare.

In altri termini si tratta del ricorso di un imprenditore nei confronti del quale le autorità avevano spiccato un sequestro preventivo per oltre 3 milioni di euro. La misura era stata disposta in relazione a un'inchiesta penale per il reato di dichiarazione infedele e un'inchiesta civile per elusione fiscale.

In altri termini l'uomo, agendo individualmente, avrebbe dissimulato un'attività di impresa, ottenendo, aveva sostenuto l'accusa, con atti leciti, un'evasione Iva.

Contro la decisione del Riesame che ha confermato la misura lui ha presentato ricorso in Cassazione ma senza successo. Secondo la difesa i giudici di merito erano incorsi in una violazione di legge «per aver ritenuto l'elusione fiscale penalmente rilevante». Infatti, s legge ancora nel ricorso, al contribuente era stata contestata semplicemente «una condotta elusiva e quindi certamente non di evasione fiscale».

Ma questa tesi della difesa non ha convinto fino in fondo gli Ermellini che, pur con le dovute cautele legate ai limiti imposti dalla fase cautelare, hanno respinto il ricorso.

«Non può essere oggetto di censura», hanno messo nero su bianco i giudici, «l'accertamento compiuto dal tribunale del riesame, laddove ha ravvisato il fumus del reato ipotizzato nel comportamento dell'indagato che ha, di fatto, portato alla sottrazione di una rilevante somma dall'imponibile, attraverso un meccanismo che gli ha consentito di, per così dire, nascondere il compenso spettante percepito per l'opera prestata attraverso una attività, alla quale è stata riconosciuta natura imprenditoriale». In sostanza il Tribunale ha sancito, con una decisione appoggiata in pieno dalla terza sezione penale, che si è trattato di una complessa operazione, «realizzata attraverso un insieme di condotte e atti negoziali che, sebbene tutti di per sé leciti, apparivano finalizzati a evadere l'Iva e le imposte sui redditi delle persone fisiche», in quanto l'imprenditore, agendo personalmente, avrebbe dissimulato una attività di impresa, omettendo di dichiarare i notevolissimi proventi ricevuti per l'attività svolta in quella complessa operazione, al fine di eludere le imposte.

Anche la Procura generale del Palazzaccio, nella requisitoria scritta, ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso della difesa e di confermare quindi il sequestro conservativo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il consiglio di Atlantia (e quello di Aspi) hanno risposto al governo. Confermando di aver fatto tut...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Serviranno ancora un paio di mesi per alzare il velo sul piano industriale «di gruppo» che Mediocr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il piano strategico al 2023 rimane quello definito con Bce e sindacati. Ma una revisione dei target ...

Oggi sulla stampa