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Abu Dhabi si rafforza, Unicredit corre

di Fabrizio Massaro

MILANO — Unicredit è sempre più araba. Ieri il fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar Investments, ha annunciato di aver avviato, attraverso Morgan Stanley, operazioni sui diritti di opzione di Unicredit per salire, alla fine dell'aumento di capitale da 7,5 miliardi, al 6,5% dall'attuale 4,9% detenuto da marzo 2009. Il colosso arabo diventa così il primo azionista singolo di Piazza Cordusio, seguito dalla Banca centrale libica che giorni fa ha confermato di sottoscrivere per intero il suo 4,9% (non ci sono invece ancora indicazioni sulle scelte del fondo libico Lia, che ha un altro 2,5%). «Intendiamo sostenere attivamente la società e il suo management nel futuro», ha spiegato in una nota il presidente di Aabar, Khadem al Qubaisi, e «rimanere uno degli azionisti più grandi. Crediamo nei fondamentali della banca e nella sua importanza per il contesto italiano ed europeo». La ricapitalizzazione aiuterà Unicredit a «navigare con successo in situazioni di mercato incerte come quelle attuali».
La mossa di Aabar scuote gli equilibri tra i grandi soci di Unicredit e potrebbe avere influenza nella definizione del nuovo consiglio di amministrazione all'assemblea di inizio maggio. All'interno del fronte dei soci strategici (libici, Aabar, fondazioni, assicurazioni, imprenditori italiani), pari al 38% (stima della banca), il nucleo delle fondazioni dovrebbe ridursi al 12-14%, circa un 2% in meno dalla quota attuale, a vantaggio dei soci esteri. A ogni modo Aabar potrà contare in assemblea fino al 5%, a causa del limite ai diritti di voto. Ma fra i soci stabili italiani si pensa che potrebbe chiedere spazio nella governance, magari con una vicepresidenza. Ci sarà tempo per affrontare il tema, una volta che l'azionariato sarà definito. Importante sarà per esempio come si posizioneranno gli altri soci forti e le fondazioni italiane: Cariverona si diluirà dal 4,2% al 3,5% e Carimonte dal 3,2% al 2,9%, mentre Crt sottoscriverà il suo 4,2% potenziale (contando lo 0,8% dei «cashes») e con la quota dello 0,4% in Perseo, di cui Crt ha la maggioranza relativa, diventerebbe il primo socio italiano. Si dovrà poi vedere se — come nelle intenzioni del presidente Dieter Rampl — il consiglio sarà ridotto dagli attuali 23 membri. E, ancora, quali saranno gli effetti della nuova legge sulla doppia presenza nei consigli delle banche, che coinvolge lo stesso Rampl, il vicepresidente Fabrizio Palenzona, e Carlo Pesenti, che siedono anche in Mediobanca. Proprio Palenzona e l'amministratore delegato, Federico Ghizzoni, si sono recati ieri dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un incontro durato 40 minuti in cui si sarebbero stati affrontati temi generali dell'economia, sulla situazione europea e sul credito.
Saranno importanti per il consolidamento dell'azionariato gli ultimi tre giorni di negoziazione dei diritti. Anche ieri sono saliti in Borsa, più degli indici, sia le azioni Unicredit, a 3,012 euro, +2,80%, sia i diritti, a 1,935 euro, +12,33% (prezzo che incorpora ancora uno sconto del 9,6%). Sul titolo stanno tornando anche gli investitori istituzionali esteri, dopo essere usciti dall'Italia nei mesi scorsi. Da ultimo, il fondo Usa Capital Research, al 2,5%.
 

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