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Abrogazioni sulla carta

La rottamazione delle cartelle è stata prorogata. Anzi no. La Webtax è stata abrogata. Anzi no. Il decreto legge sulla finanza locale approvato venerdì in consiglio dei ministri contiene sia la proroga, fino al 31 marzo, della sanatoria delle cartelle esattoriali sia la cancellazione del comma 33 della legge di stabilità (l’obbligo, a partire dal 1° marzo, di acquistare pubblicità online solo con soggetti che abbiano partita Iva italiana). Il provvedimento che contiene le due disposizioni, però, non è ancora apparso sulla Gazzetta Ufficiale, per cui, in entrambi i casi, si crea al momento una confusione non di poco conto. Almeno formalmente, infatti, i giganti della rete non dovrebbero essere in grado di concludere in questi giorni accordi di vendita o acquisti di pubblicità online se non dotati di partita Iva italiana, adempimento che non si esaurisce in pochi minuti. E se ieri un contribuente, forte di aver letto della proroga della rottamazione delle cartelle esattoriali, si fosse deciso a correre allo sportello di Equitalia sarebbe arrivato tardi: la sanatoria è chiusa e questo almeno fino alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto, che a questo punto conterrà non già una proroga ma una riapertura dei termini. In passato, in altre situazioni e in altri casi di rischio di vuoto normativo, dagli uffici stampa istituzionali di ministero dell’economia, Agenzia delle entrate, Palazzo Chigi sono stati emanati i cosiddetti comunicati legge, vale a dire note stampa avente una validità (tutta italiana) di interpretazione autentica. Una sorta di informazione poco ortodossa ma con almeno un briciolo di ufficialità che evitava il crearsi della lacuna informativa normativa e dava una prima risposta ai dubbi degli interessati al destino di questa o quella scadenza. Attualmente, nonostante l’overdose di canali di informazioni, da Twitter a Facebook ai siti istituzionali, non si è ancora trovato lo spazio per fare sapere ai contribuenti la situazione in attesa della pubblicazione in Gazzetta del decreto. Una minima certezza potrebbe essere ricavata dal testo del comunicato stampa di Palazzo Chigi a conclusione del consiglio dei ministri di venerdì, anche se è una verifica per addetti ai lavori.

Sanatoria delle cartelle esattoriali. I contribuenti fino al 28 febbraio avevano la possibilità di pagare in un’unica soluzione, senza interessi di mora e interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le cartelle e gli avvisi di accertamento esecutivi affidati entro il 31 ottobre a Equitalia per la riscossione. Alcuni operatori di Equitalia, interpellati da ItaliaOggi sul punto, hanno sostenuto che in questi casi difficilmente si negherà di ricevere un pagamento, se la riapertura dei termini non dovesse avvenire Equitalia richiamerà il contribuente e imputerà il pagamento invece che a titolo di saldo a titolo di acconto.

Webtax. Nelle bozze del testo del decreto legge in entrata si faceva riferimento al solo comma 33 della legge di stabilità (obbligo partita Iva dal 1° marzo). Non si citano invece gli altri due commi il 177 e il 178, sempre legge di stabilità, che obbligano all’applicazione di più stringenti criteri di imputazione dei redditi. Intanto ieri è scoppiata la polemica tra il «padre della webtax» Francesco Boccia, pd e Angelo Rughetti, sottosegretario della funzione pubblica. Per il primo: «Quelli che difendono le grandi multinazionali del web e che non vorrebbero far pagare loro le tasse dovrebbero ammettere che è stata abolita solo una parte della cosiddetta “web tax” dal governo Renzi e che l’applicazione del primo comma da parte del governo Letta porterà nelle casse dello stato nel 2014 137,9 milioni, contro i sei del 2013». A stretto giro ha risposto Rughetti: «La linea del premier sulla web tax non è cambiata ed è quella che ha portato il governo a cancellarla rispetto al Salva Roma. L’intenzione è di confrontarsi in merito con la normativa europea. Ma per adesso è stop».

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