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Abrogato lo sconto in fattura

Addio allo sconto in fattura. È stato abrogato lo sgravio in fattura di ecobonus e sisma-bonus introdotto dall’articolo 10 del decreto Crescita (dl 34/18). Ma non si tratta di un addio definitivo. Per coprire il vuoto causato, la Commissione Industria del Senato si impegna ad individuare nel più breve tempo possibile uno nuovo strumento di rilancio degli interventi di riqualificazione energetica e per il consolidamento sismico. «Siamo convinti» ha commentato Gianni Girotto, presidente commissione attività produttive, «che dalla riqualificazione degli edifici possa ripartire la crescita economica del Paese. Per questo ci metteremo subito al lavoro per scongiurare distorsioni di mercato e concretizzare le linee individuate già durante l’esame dell’affare assegnato. L’obiettivo adesso è garantire il raggiungimento di interessi comuni, sia dal lato del consumatore che da quello delle imprese».

Sono molte le famiglie che, in questo periodo, si sono viste proporre l’acquisto di una caldaia o il cambio degli infissi ad un pezzo scontato dal 50 al 65%. Il motivo era determinato dal fatto che i venditori potevano farsi carico del credito di imposta che il singolo cittadino ha a disposizione dallo Stato per l’acquisto di beni utili a contrastare lo spreco energetico o a mettere in sicurezza gli immobili. Viene così abrogata la legge che concedeva la possibilità, al beneficiario della detrazione, di cedere il credito corrispondente alla detrazione ai fornitori che hanno realizzato l’intervento agevolato. La legge di Bilancio 2018 aveva esteso la possibilità di «cessione del credito» a tutti i contribuenti per tutte le tipologie agevolate di interventi. La possibilità di cedere la detrazione spettante era prevista per soggetti che realizzavano investimenti dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2021; in questo caso, a differenza di quanto previsto per i soggetti cd. «incapienti», la cessione del credito poteva essere effettuata solo nei confronti delle imprese esecutrici o di altri soggetti privati e non nei confronti di banche ed intermediari finanziari. Per ciò che concerne i soggetti che possono acquistare il credito e il numero massimo di cessione ammesse, con le Circolari 11/E/2018 e 17/E/2018 era stato precisato che la cessione può avvenire solo nei confronti di fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi o di altri soggetti privati» purché collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Era ammessa una sola eventuale cessione del credito successiva a quella originaria e anche questa doveva avvenire nei confronti di un soggetto collegato al rapporto che ha dato origine alle detrazioni. Il soggetto che aveva realizzato la fornitura poteva invogliare i clienti a investire ma si trovava ad avere un’immobilizzazione finanziaria per 5 anni della cifra non incassata. Quindi, a fronte di una fornitura di 10 mila euro ne incassava dal cliente solamente 5 mila, dovendo poi incassare mille euro l’anno derivanti dalla detrazione tramite F24 in cinque anni. La compensazione poteva essere realizzata per i debiti relativi alle imposte sui redditi, alle relative addizionali e alle ritenute alla fonte, riscosse mediante versamento diretto, all’Iva, alle imposte sostitutive delle imposte sui redditi e dell’Iva, all’Irap e alle addizionali regionali dell’Irpef, ai contributi previdenziali dovuti da titolari di posizione assicurativa in una delle gestioni amministrate da enti previdenziali, comprese le quote associative, ai contributi previdenziali ed assistenziali dovuti dai datori di lavoro e committenti di prestazioni di collaborazione coordinata e continuativa, ai premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Per il cessionario, il credito d’imposta diventava disponibile, in linea di massima, dall’anno successivo a quello in cui il condominio aveva sostenuto la spesa e a condizione che il condomino cedente avesse pagato la parte di spesa a lui imputabile, non rientrante nella quota ceduta sotto forma di credito d’imposta.

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