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Abolizione Irap non per tutti

L’abolizione dell’Irap non è per tutti, sono escluse le imprese operose che hanno rifornito il paese lavorando nel periodo di crisi. Il cosiddetto decreto legge Rilancio ha previsto l’abolizione del versamento del saldo dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e l’abolizione della prima rata, pari al 40% dell’ammontare dell’imposta dovuta per l’anno 2019, dell’acconto dell’Irap dovuta per il 2020. Ma quello che è sfuggito a molti commentatori è che la possibilità è riservata solo alle imprese che hanno avuto un’improvvisa carenza o, addirittura, una mancata disponibilità di liquidità o a quelle che hanno subito danni significativi a causa dell’epidemia da Covid-19. Sono escluse dall’agevolazione, quindi, tutte quelle imprese che hanno lavorato nel periodo tra marzo e aprile scorso e che, pur avendo rischiato la salute dei propri lavoratori e degli imprenditori stessi per mantenere il paese in attività, hanno fatto utili. Per i beneficiari, le imprese con un volume di ricavi non superiore a 250 milioni di euro e i lavoratori autonomi, con un corrispondente volume di compensi, l’esclusione opera fino a concorrenza dell’importo della prima rata calcolato con il metodo storico ovvero, se inferiore, con il metodo previsionale.

Le imprese che hanno iniziato l’attività nell’anno di imposta 2019, non avendo versato acconto nel 2019 in quanto non dovuto, presumibilmente potranno godere dello stralcio del saldo Irap, che per loro consiste nel 100% dell’imposta dovuta. L’applicazione della norma è esclusa per le banche e gli altri intermediari finanziari, nonché per le imprese di assicurazione, le amministrazioni e gli enti pubblici.

L’esclusione di molte imprese è desumibile dal passaggio che prevede che le disposizioni si applicano nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final «Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19», e successive modifiche.

In cosa consiste l’agevolazione. Il dl specifica che non è dovuto il versamento del saldo dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, fermo restando il versamento dell’acconto dovuto per il medesimo periodo di imposta. Non è altresì dovuto il versamento della prima rata dell’acconto dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019, nella misura prevista dall’articolo 17, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 7 dicembre 2001, n. 435, ovvero dall’articolo 58 del decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2019, n. 157; l’importo di tale versamento è comunque escluso dal calcolo dell’imposta da versare a saldo per lo stesso periodo d’imposta.

I fondi a disposizione. Nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze è istituito un fondo con una dotazione di 448 milioni di euro finalizzato a ristorare alle regioni e alle province autonome le minori entrate derivanti dal presente articolo non destinate originariamente a finanziare il fondo sanitario nazionale. Al riparto del fondo di cui al periodo precedente tra regioni e province autonome il Mise provvede con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.

Agli oneri, valutati in 3.952 milioni di euro per l’anno 2020, il decreto specifica di provvedere ai sensi dell’articolo 265. Il provvedimento prende giustificazione dal fatto che la natura eccezionale dell’epidemia di Covid-19 dipende dal fatto che tali danni non potevano essere previsti, sono di notevole entità e hanno pertanto fatto sì che le imprese si trovassero in condizioni che differiscono nettamente dalle condizioni di mercato in cui operano generalmente. Anche le imprese sane, ben preparate ad affrontare i rischi inerenti alla normale attività imprenditoriale, possono trovarsi a dover far fronte a queste circostanze eccezionali, al punto che la loro sopravvivenza potrebbe essere messa a repentaglio. Questo giustifica la possibilità di concedere alle imprese aiuti in regime provvisorio.

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