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Abogados, crollano gli ostacoli

di Gabriele Ventura 

Strada in discesa per chi sceglie la «via spagnola» per diventare avvocato. Gli ordini forensi, che ostacolano l'iscrizione nella sezione dell'albo degli avvocati stabiliti a coloro che hanno ottenuto l'abilitazione in Spagna, nel giro di un mese sono infatti finiti nel mirino della Cassazione prima e dell'Antitrust poi.

Con il risultato che a beneficiarne sarà anche tutto il business che si è creato dietro la «migrazione forense» per ottenere il titolo di avvocato più agevolmente che in Italia. Basti pensare, infatti, che le società che offrono l'intero «pacchetto» del percorso di abilitazione, dall'omologazione della laurea italiana in Spagna fino al riconoscimento del titolo in Italia, si sono ormai moltiplicate su internet. E che un servizio di questo tipo può costare all'aspirante professionista anche più di 20 mila euro. Il fenomeno, quindi, tolto il deterrente dei controlli degli ordini, rischia di allargarsi ancora di più (anche se da ottobre scorso in Spagna, con l'entrata in vigore della ley 34/2006, è stato introdotto l'esame di stato, seppure più semplice rispetto alle prove previste in Italia). Vediamo però le ultime novità decisive per la querelle ordini-abogados, dall'istruttoria dell'Antitrust alla sentenza della Cassazione.

L'Antitrust. Ultimo, in ordine di tempo, è l'annuncio dell'avvio di un'istruttoria, da parte dell'Antitrust, su 12 ordini forensi per verificare se stiano ostacolando l'esercizio della professione in Italia da parte di colleghi qualificati in un altro stato dell'Unione europea, ponendo così in essere intese restrittive della concorrenza (si veda ItaliaOggi del 12 gennaio scorso). Secondo l'Autorità guidata da Giovanni Pitruzzella, le prassi seguite dai 12 al centro dell'istruttoria sarebbero discordanti dai criteri imposti dal diritto comunitario. Entrando nel dettaglio, il procedimento è stato avviato nei confronti degli ordini di Chieti, Roma, Milano, Latina, Civitavecchia, Tivoli, Velletri, Tempio Pausania, Modena, Matera, Taranto e Sassari. Ed è partito da due segnalazioni, effettuate da un avvocato che aveva conseguito il titolo in Spagna, e dall'Associazione italiana avvocati stabiliti, che rappresenta i possessori di titolo di laurea in giurisprudenza e chi ha acquisito l'abilitazione alla professione di avvocato in ambito comunitario. Secondo le due denunce, gli ordini segnalati hanno posto ostacoli all'iscrizione nella sezione speciale dell'albo dedicata agli avvocati stabiliti, in violazione di una direttiva comunitaria recepita in Italia dal dlgs n. 96/01. Unica condizione all'iscrizione del professionista nella sezione speciale dell'albo, precisa l'Antitrust, è che sia iscritto presso la competente organizzazione professionale dello stato d'origine. Successivamente, dopo tre anni di esercizio regolare ed effettivo nel paese ospitante, l'avvocato può iscriversi all'albo degli avvocati ed esercitare la professione di avvocato senza alcuna limitazione.

La Cassazione. Segue la stessa linea la sentenza della Cassazione n. 28340 depositata il 22 dicembre scorso (si veda ItaliaOggi del 30 dicembre). La Suprema corte stabilisce infatti che il passaggio da abogado ad avvocato avviene in tre anni, seguendo una corsia che non prevede ulteriori prove attitudinali, come invece richiesto dal Cnf nei pareri inviati agli ordini territoriali. Escludendo quindi ogni discrezionalità degli ordini forensi nell'esame delle domande di iscrizione nella sezione speciale.

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