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Abilitazioni forensi con scambio di identità

Praticanti avvocati che accedono alla propria area personale e si ritrovano i dati di altri candidati alla prova d’esame. È ciò che denuncia l’Unione praticanti avvocati (Upa) che riporta «le testimonianze di centinaia di candidati all’esame», come si legge nella nota diffusa ieri dall’Upa.

«Mi hanno contattato decine di colleghi da tutta Italia», le parole di Claudia Majolo, presidente Upa, «preoccupati per la vicenda che sta assumendo toni grotteschi. Molti, infatti, hanno riscontrato nella propria area personale delle convocazioni errate, con dati personali alterati e con comunicazioni riferibili ad altri soggetti. Si tratta di una circostanza di una gravità assurda che, ancora una volta, mostra le falle di un sistema che andrebbe protetto e salvaguardato il più possibile, proprio in virtù dei dati sensibili in esso contenuti. Ci aspettiamo una presa di posizione forte da parte del ministero e, soprattutto, chiediamo chiarimenti urgenti direttamente al ministro. È inaccettabile perseverare in continui ritardi e malfunzionamenti che rischiano di minare ulteriormente la stabilità e la correttezza di questo esame di abilitazione». «Altro che Next generation Italia», si legge sulla pagina Facebook dell’Associazione italiana praticanti avvocati, altra associazione che ha denunciato l’anomalia. «Ventiseimila laureati in giurisprudenza attendono da circa quattro anni dopo la laurea di abilitarsi. Queste cose succedono solo in Italia. In Spagna e Stati Uniti ed altri paesi stanno sostenendo l’esame di stato per diventare avvocato da casa. In Italia facciamo tante storie e finta di selezionare con un esame farsa e barocco, poi si lamentano che 160 mila avvocati chiedono il sussidio Covid di 600 ».

La problematica riscontrata ieri è solo l’ultima che hanno dovuto affrontare i praticanti avvocati che avrebbero dovuto svolgere l’esame di abilitazione nel 2020. Il prossimo esame orale previsto a partire dal 20 maggio, infatti, rappresenta il recupero della sessione dell’anno scorso, rinviata causa pandemia. E se la prima data utile fissata dal decreto è appunto il 20 maggio, nessuna corte riuscirà a partire prima della settimana successiva, con altre che rischiano di partire ad estate già iniziata.

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