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Abi, via alla modifica dello statuto Patuelli verso il quarto mandato

Il comitato esecutivo dell’Abi ha proposto ieri Antonio Patuelli, presidente dell’associazione, per il quarto mandato che decorrerà dall’assemblea del luglio 2020. Una decisione deliberata all’unanimità e seguita a una determinazione sempre all’unanimità assunta la scorsa settimana a Milano dal comitato di presidenza, presieduto in assenza di Patuelli dal vicario e presidente di Intesa SanPaolo, Gian Maria Gros-Pietro.

Per poter rendere praticabile la scelta, l’associazione deve procedere a una modifica dello statuto e ripristinare il regolamento vigente prima dell’avvento alla presidenza dell’Abi di Giuseppe Mussari nel 2010. La prima modifica del regolamento fu deliberata allora, perchè l’esecutivo dell’associazione era diviso sulla nomina di Mussari: fu varata una soluzione di compromesso che riduceva da quattro a due i mandati biennali che un presidente poteva ricoprire. L’ex presidente di Mps fu rieletto nel 2012, ma poi si dimise nel 2013 a seguito dell’inchiesta giudiziaria sulla banca senese. Fu allora che venne eletto Patuelli; il suo primo mandato ha avuto però durata solo per un anno. A fine 2018 è scaduto il secondo mandato biennale e per consentire a Patuelli di restare in sella è stata adottata una modifica dello statuto che consentiva di restare anche per un terzo mandato, ma a patto di ottenere una maggioranza qualificata del 75 per cento dei voti. Con il nuovo cambiamento dello statuto deliberato ieri i mandati biennali tornano a essere quattro, anche se per il terzo sarà necessaria una maggioranza qualificata dei voti. Ospite del comitato esecutivo, ieri, è stato il dg uscente di Bankitalia, Fabio Panetta.

«Abbiamo di fronte tempi di grandi cambiamenti, sfide competitive, cambiamenti nella regolazione – ha detto detto ieri Gros-Pietro nell’annunciare la decisione – siamo convinti in modo unanime che le sue caratteristiche professionali, la conoscenza del settore, la sua indipendenza di giudizio ne fanno il candidato ideale ed è per questo che lo proporremo al consiglio». La decisione ufficiale spetterà al consiglio di metà dicembre che a sua volta lo proporrà all’assemblea dell’associazione che si tiene normalmente agli inizi di luglio.

Tra le sfide per il prossimo biennio, Patuelli ritiene prioritaria la crescita dell’Unione europea e, all’interno di essa, l’Unione bancaria. Quest’ultima non si può concretizzare se la Ue è nell’impasse e la nuova Commissione europea stenta a nascere o nasce con complicazioni.

L’altra sfida riguarda l’Italia e la necessità che si esca da situazioni di incertezza e di emergenza. Prioritario deve essere l’obiettivo di dare a risparmiatori e investitori un clima di serenità e fiducia. Altrimenti sarà difficile convincere le famiglie italiane a non tenere i soldi nella liquidità. In sostanza «è necessario creare un clima di certezza, di fiducia, di incoraggiamento degli investimenti e non pensare che quando si intravede la speranza che ci sia una ricchezza immediatamente tassarla. In Italia non mancano le risorse, ma la serenità e la fiducia», sostiene Patuelli.

«In questi anni, Patuelli è stato garante dell’equilibrio nel settore bancario in una fase complessa, tra crisi internazionale e scandali; ha ridato lustro all’Abi, assicurandole un ruolo politico e liberandola dal vincolo di sottomissione a istituzioni e autorità», ha commentato ieri il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni.

Laura Serafini

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