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Abi, un’ipotesi fiscale per i crediti deteriorati

Per i crediti deteriorati delle banche italiane «le ipotesi sono due», una fiscale e l’altra sulle garanzie. L’ha spiegato il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, parlando del progetto allo studio del Tesoro per alleggerire i bilanci delle aziende di credito italiane, ora gravati da circa 180 miliardi di prestiti in sofferenza e da quasi 330 miliardi di “deteriorati”, dura eredità della recessione passata. A margine della presentazione della nuova biblioteca dell’Associazione bancaria a Roma, Patuelli ha chiarito che «un’ipotesi è di natura fiscale, perché’ il fisco è una variabile indipendente nell’Unione europea e nell’unione bancaria: in alcuni Paesi agevola, in altri no. Noi abbiamo cinque anni per smaltire le perdite sui crediti, mentre in altri paesi è un anno. Sarebbe un atto di giustizia – ha rilevato – e non un regalo, garantire pari condizioni competitive rispetto agli altri paesi dell’area euro».
Per quel che riguarda, invece, la strada delle garanzie pubbliche a fronte dei crediti, ha aggiunto Patuelli «è un momento di studio. Finora ho sentito parlare di garanzie per le imprese e questa è una fattispecie che guardo sempre favorevolmente. Su eventuali, altre garanzie, voglio andare a vedere, ed esprimerò un giudizio se, come e quando». Secondo il presidente dell’Associazione dei banchieri, peraltro, non è il caso di parlare per l’intervento allo studio di bad bank: «Il ministro dell’economia Padoan – ha detto il presidente dell’Abi – non parla di bad bank, il governatore Visco non ha mai usato il termine bad bank. Non si sta costruendo nessuna ipotesi di bad bank, ma si va alla ricerca di sollecitazioni per la ripresa». Quindi «non si ha a che fare con ipotesi di bad bank che altrove hanno portato a regali alle banche. Regali che-sostiene Patuelli- in Italia non ci sono stati e mai ci saranno».
Quanto alla ripresa, secondo il presidente dell’associazione dei banchieri il 2015 può e deve essere l’anno della svolta:«Stiamo sviluppando in questi mesi tutti gli sforzi possibili per la ripresa del Paese» ha dichiarato. «La ripartenza dei mutui testimonia che se il mercato riprende le banche sono in competizione tra loro, pronte e operose». Inoltre «le operazioni monetarie della banca centrale europea garantiscono la stabilizzazione del debito sovrano e danno sicurezza psicologica prospettica per il perdurare di tassi molto bassi».
Sul tema della riforma delle banche popolari il presidente dell’Abi non si è invece pronunciato perché, ha sostenuto «non faccio il presidente dell’Assopopolari, sono rispettoso della cultura delle distinzioni».
Tuttavia, a chi chiede se con la riforma non possa aumentare il rischio di scalate estero nelle imprese bancarie, Patuelli replica:Gli stranieri ci sono già in abbondanza nei nostri istituti. L’Italia è il paese che ha la più elevata presenza di capitale estero nelle imprese bancarie.
Infine, il presidente dell’Abi si è soffermato anche sulla crisi greca e sulle ipotesi di rinegoziazione del suo debito. La Grecia, ha osservato, è «un debitore pubblico che si comporta come tanti debitori privati che quando si trovano in difficoltà se la prende con gli altri e chiede di rinegoziare il debito».
In ogni caso «L’Italia – ha affermato Patuelli – non è parte in causa in questa dialettica e non ha competenza specifica». Anche perché per le banche italiane che «hanno un’esposizione men che minima» e «il rischio è talmente irrisorio che i mercati non l’hanno nemmeno rilevato».

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