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Abi: sofferenze in crescita, ma la raccolta «tiene»

Sofferenze elevate, bassa redditività del core business, ma (fortunatamente per la salute di fondo dei bilanci bancari) buona tenuta della raccolta. È il quadro che si ricava dall’ultimo outlook mensile dell’Abi, a conferma delle preoccupazioni esternate qualche giorno fa dagli amministratori delle grandi banche nell’incontro con il direttorio della Banca d’Italia. Sul versante della raccolta, le stime del rapporto discusso ieri nel corso della riunione dell’esecutivo tenutasi a Milano mostrano una sostanziale tenuta dell’aggregato che è costituito dai depositi a clientela residente e dalle obbligazioni (al netto di quelle riacquistate dalle banche). La variazione annua è infatti risultata pari a +1% contro il +1% di fine settembre 2012.Per l’esattezza, i depositi crescono del 4,8% tendenziale (+5,1% in settembre) mentre le obbligazioni fanno registrare un -5,8% (-6,2% tendenziale in settembre). Quanto alle «operazioni con controparti centrali», la Banca d’Italia ha comunicato ieri di aver ridotto da 500mila a 100 mila euro la soglia minima di idoneità dei prestiti domestici stanziabili a garanzia dei finanziamenti ricevuti in operazioni con l’Eurosistema: in tal modo è stato rafforzato lo strumento usato dalla politica monetaria per contrastare quegli effetti negativi sulla raccolta estera delle banche che derivano dalla crisi dei debiti sovrani. Ma le buone notizie, sul lato dei bilanci bancari, finiscono qui. Infatti, è sceso al minimo storico in ottobre il differenziale per le banche italiane tra i tassi attivi e quelli passivi, con una compressione dei margini che sconta il rischio Paese sui costi della raccolta. Il mese scorso lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie è sceso a 170 punti base, 2 punti base in meno rispetto al precedente mese di settembre e 56 punti base al di sotto del valore di ottobre 2011. Il differenziale registrato a ottobre 2012 è la risultante di un valore del 3,88% del tasso medio dell’attivo fruttifero con clientela famiglie e società non finanziarie e di un livello del 2,12% del costo medio della raccolta. Inoltre, la recessione morde e le sofferenze lorde sono salite a 117,6 miliardi: 1,8 miliardi in più rispetto ad agosto 2012. In rapporto agli impieghi, sono risultate pari al 5,9% (contro il 5,1% di un anno prima). Le sofferenze al netto delle svalutazioni, a fine settembre scorso, sono risultate pari a 67,2 miliardi di euro, circa 1,5 miliardi in più rispetto al mese precedente e quasi 12 miliardi in più rispetto a settembre 2011 (+21,6% l’incremento annuo). Al 3,46% il rapporto sofferenze nette/impieghi totali, (da 3,41% ad agosto 2012 e 2,86% a settembre 2011).
Per ciò che attiene alla dinamica degli impieghi, anche in questo caso bassa domanda di credito e tensioni sul lato dell’offerta continuano a produrre una crescita negativa: la variazione annua del totale dei prestiti bancari in ottobre è pari a -0,8%; ma l’aggregato costituito dai prestiti a famiglie e società non finanziarie flette del 2,9% per cento (come a settembre). I dati Abi di fine settembre segnalano, peraltro, che la dinamica dei finanziamenti alle imprese ha subito una contrazione annua del 4,2% e quella dei prestiti alle famiglie una riduzione dello 0,9%. È invece ancora in zona positiva, con un incremento tendenziale dello 0,5% in settembre, l’andamento dei prestiti per i mutui.

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