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Abi: sofferenze in frenata I prestiti salgono del 2,1%

Marzo è stato un mese di record per il sistema bancario italiano. I tassi di interesse sui prestiti alle famiglie e alle imprese hanno toccato i minimi storici. Prestiti che continuano a crescere ormai da due anni, con un aumento su base annua a fine marzo del 2,1 per cento. Sempre alla fine del mese scorso è stato registrato un calo molto consistente delle sofferenze bancarie nette, in riduzione di 5 miliardi rispetto a febbraio e pari a 54,5 miliardi con una flessione del 37 per cento rispetto agli 86,6 miliardi di fine 2016.
È la fotografia scattata dal bollettino mensile dell’associazione bancaria italiana, che come sempre viene diffuso il giorno antecedente la riunione dell’esecutivo Abi, in programma per oggi. L’andamento dei tassi sui prestiti a marzo ha toccato un minimo storico sul valore medio totale, pari al 2,68% (contro 2,69% di febbraio e il 6,18% del 2007). Un minimo che si riflette anche sui tassi per i nuovi mutui erogati, pari a 1,9 contro 1,91% di febbraio. Stesso discorso anche per i prestiti alle imprese, con un tasso dell’1,38% contro l’1,54 per cento di febbraio. A proposito del credito alle imprese, il bollettino evidenzia il proseguimento della fase di ripresa, anche se la crescita è meno veloce rispetto a inizio anno: a gennaio era stato registrato un incremento del 2%, mentre a marzo la dinamica dei prestiti alle imprese non finanziarie ha segnato un +1,2 per cento. «All’aumento della domanda connesso con la ripresa – si legge nel bollettino – continua a contrapporsi un’elevata capacità di autofinanziamento che mantiene basso il fabbisogno di risorse esterne; quest’ultimo è stato peraltro soddisfatto negli ultimi mesi anche con il ricorso a emissioni di obbligazioni». Tornando alle sofferenze nette, il rapporto sugli impieghi si attesta al 3,16% avvicinandosi molto alla media europea (a fine 2016 era pari al 4,89%). L’aspettativa è quella di ulteriori progressi significativi nei prossimi mesi, anche a seguito delle importanti iniziative di cessione come quella annunciata da IntesaSanPaolo in questi giorni (11 miliardi di crediti).

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