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Abi: sistema bancario solido ma la crisi ha eroso i profitti

Nel 2011 le banche italiane si sono dimostrate solide dal punto di vista della patrimonializzazione ma la crisi del debito ha pesato sulla redditività, che ha inciso a sua volta sulla capacità di erogare credito.
È quanto ha sottolineato ieri il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, a margine della presentazione del Rapporto 2011 di bilanci bancari. «Le banche sono solide, stanno rafforzando il loro capitale e saranno in grado di aiutare la ripresa», ha dichiarato il direttore generale dell’Abi, che ha parlato di «un 2011 difficile, a due velocità: una prima parte quasi normale, e una seconda condizionata dalla crisi del debito sovrano». «Ciò si riflette sull’andamento dei bilanci», ha spiegato ancora Sabatini, «da una parte c’è una solida patrimonializzazione, con un capitale Tier 1 superiore a quanto richiesto dall’Eba, dall’altra il contesto ha pesato in modo negativo sulla redditività, che è essenziale per la capacità di raccogliere capitale e liquidità e poter quindi erogare credito». Nei dettagli, la patrimonializzazione delle banche italiane nel 2011 è risultata pari al 9,5 per cento in termini di Tier 1 ratio è al 12,7 per cento di Total capital ratio, rispettivamente in crescita di 87 e 68 punti base rispetto al 2010. L’industria bancaria italiana è dunque solida, si legge nel rapporto dell’Abi, ma esprime una profittabilità inferiore al suo potenziale, e le prospettive di mercato incerte non ne favoriscono la ripresa. Per quanto riguarda la redditività, il Roe è stato pari al 2,6% contro il 3,9% dell’anno precedente e ben distante dal 7% dei principali settori bancari europei. Le banche italiane hanno chiuso il 2011 con un utile consolidato pari a 5,5 miliardi di euro, in riduzione del 33 per cento rispetto al 2010. Infine i finanziamenti a imprese e famiglie sono rimasti positivi (+3,6%) seppure in rallentamento rispetto al 2010, grazie anche alle misure straordinarie varate dalla Bce.
Tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 il rischio di una crisi di liquiditá, ricordano gli esperti dell’Associazione bancaria è stato scongiurato dalla decisione della Bce di introdurre operazioni di rifinanziamento a tre anni volte a sostenere il mercato creditizio. Il ricorso delle banche italiane al rifinanziamento della Bce, sottolinea l’Abi, ha permesso alle nostre banche di recuperare liquiditá, non addizionale ma sostitutiva, chiudendo in tal modo il funding gap tra raccolta e impieghi generato dalla riduzione degli investimenti finanziari da parte degli operatori istituzionali esteri. Ciò ha permesso di tenere in piedi le linee di credito esistenti. La liquiditá della Bce, è stata, dunque, determinante per sostenere le linee di credito a famiglie e imprese. Sabatini ha tuttavia avvertito che per le imprese bancarie anche il 2012 si è aperto con un contesto che «resta complicato». Ma «almeno– ha concluso– sta proseguendo l’azione di Governo e la finanza pubblica si è confermata solida, il che è una solida base su cui far ripartire la crescita rispetto alla quale tutti dobbiamo contribuire».

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