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Abi: i prestiti totali sono in crescita, Npl in aumento

C’è un segno positivo molto piccolo davanti alla stima dell’andamento dei prestiti totali delle banche italiane in aprile. È il dato che emerge dal rapporto mensile dell’Abi e che riguarda settore privato e pubblica amministrazione: nel complesso si tratta di 1.820 miliardi circa, con un incremento pari a +0,3% sui dodici mesi.
Torna, invece, il segno meno ma sempre molto vicino allo zero, per l’andamento dei prestiti a famiglie e imprese: -0,27% annuo, sempre ad aprile. «Da alcuni mesi c’è un’oscillazione attorno allo zero – commenta il capo economista e Vice dg dell’associazione Gianfranco Torriero – si attende una spinta per tornare su livelli più elevati». Gli ultimi dati ufficiali disponibili e relativi al mese di marzo segnalano che l’ammontare complessivo dei mutui in essere delle famiglie ha registrato una variazione positiva di 1,1% nei confronti di fine marzo 2015, a conferma della ripresa di questo mercato.
Sul fronte della raccolta, arrivano poi conferme positive dalla crescita dei depositi: +4,6% annuo stima l’Abi, contro il +3,7% di marzo. Si tratta della più alta variazione tendenziale da cinque mesi a questa parte. Continua a diminuire, però, la raccolta a medio lungo termine, cioè tramite obbligazioni: ad aprile la variazione è pari a -15,9%, che corrisponde a una diminuzione nei dodici mesi pari a 67,5 miliardi di euro.
Quanto alle sofferenze nette (l’Abi per una scelta di comunicazione pubblica solo l’ammontare delle sofferenze al netto di svalutazioni e accantonamenti) a fine marzo sono pari a 83,6 miliardi di euro, contro gli 83,1 di febbraio, con un incremento di 500 milioni in valore assoluto. Va detto però che il rapporto sofferenze-impieghi in marzo è rimasto lo stesso di febbraio ovvero 4,6%. Questo rapporto era pari al 4,93% alla fine del 2015 ed era, ovviamente, molto più basso e pari allo 0,86% all’inizio della crisi. L’ outlook Abi sarà esaminato oggi nella riunione dell’esecutivo dell’associazione dei banchieri alla quale è stato invitato anche il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella.
Dal rapporto emerge anche che i margini sui prestiti alle imprese concessi dalle banche italiane sono i più a buon mercato nel confronto con gli altri tre big dell’eurozona: Germania, Francia e Spagna: l’Abi utilizza una classificazione della Bce. I margini (calcolati da Bce come differenza tra i tassi di interesse sui nuovi prestiti e il tasso medio sui nuovi depositi) a marzo erano pari, per le imprese italiane, a 91 punti base contro i 141 punti della Germania, i 133 della Francia e i 218 punti base della Spagna. Lo studio dell’Abi segnala poi che i tassi sui prestiti alle grandi imprese restano sempre vicini ai minimi storici (1,39% a marzo tasso medio per i prestiti oltre un milione) e anche quelli per le imprese minori hanno registrato un nuovo calo a marzo: (2,56% medio per prestiti fino a un milione).
La fotografia scattata dall’Abi arriva dopo quella, recente, del Rapporto sulla stabilità finanziaria della Banca d’Italia, nel quale si osservava che: «le condizioni alle quali viene offerto il credito, benché in fase di distensione, sono ancora improntate a prudenza». Bankitalia, peraltro, nel rapporto segnalava anche che la Vigilanza ha recentemente emanato una circolare per invitare tutti gli intermediari ad astenersi dall’applicare di fatto clausole di “tasso minimo” (“floor clause”) non pubblicizzate e non incluse nella documentazione di trasparenza e nella modulistica contrattuale.

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