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Abi: per i crediti deteriorati procedure esecutive meno care

Procedure esecutive «più efficaci e meno costose» per contribuire «in maniera decisiva al decollo del mercato dei crediti deteriorati». Le chiede il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini in audizione in commissione Finanze al Senato sul sistema bancario italiano. Sabatini ha ricordato che «i crediti in sofferenza rilevanti, cioè non ancora rettificati, sono pari a 89 miliardi, il 4,6% degli impieghi» e che oltre a tassi di copertura adeguati e in linea con quelli europei, «le banche italiane vantano sui propri prestiti garanzie di ottima qualità, il cui valore è stato confermato dall’Aqr (Asset quality review) della Bce e non è stato intaccato da bolle immobiliari che si sono invece registrate in altri Paesi». Rispondendo alle domande dei senatori sul mancato intervento all’inizio della crisi, come invece è stato fatto in altri Paesi mettendo in campo una «bad bank», ha osservato che il problema crediti deteriorati «è un forte mal di testa, non un tumore al cervello». Per Sabatini «ciò che serve è quello messo in campo» cioè una serie di misure «che porteranno a una riduzione dei crediti deteriorati nei bilanci delle banche». Bene anche la Gacs (Garanzia pubblica per la cartolarizzazione delle sofferenze), «un ulteriore strumento che consentirà di agevolare lo smaltimento di questi crediti».
Sulla necessità poi di una «revisione profonda» del meccanismo di risoluzione delle crisi bancarie e del bail-in cioè del salvataggio interno di banche in difficoltà «finora la posizione italiana è apparsa isolata in Europa». Ma ora, ha osservato Sabatini, anche l’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, nelle conclusioni su un ricorso della Slovenia ha indicato «la necessità di una riflessione volta a rivedere o, almeno a interpretare in misura più flessibile» l’intera disciplina. Insomma la discussione da tema squisitamente domestico diventa «pienamente europeo». Tra le questioni calde anche quella delle norme Ue sui mutui. Il direttore dell’Abi ha ribadito che non saranno «retroattive» e rappresentano una «opzione volontaria e non obbligatoria». E sulla tutela dei risparmiatori, per l’Abi «occorre che alla clientela siano fornite informazioni semplici e inequivoche sui prodotti di investimento». Per ripristinare piena fiducia servono scelte «di trasparente semplificazione dell’informativa precontrattuale».
In audizione anche il presidente di Federcasse, Alessandro Azzi, che ha chiesto al Governo «di farsi portatore a Bruxelles di una linea di policy ben determinata sul nuovo sistema unico europeo di garanzia dei depositi (Edis) e di ridurre gli oneri per tutta l’industria bancaria italiana che – ha spiegato Azzi – non ha giovato di aiuti di Stato nei sette anni di crisi».
Sulla riforma delle Popolari attuata dal Governo è intervenuto il presidente di Assopopolari, Corrado Sforza Fogliani, che ha rilevato quanto sia «abbastanza arbitrario il limite di 8 miliardi per l’obbligo della trasformazione delle popolari in Spa» un limite considerato «non solo immotivato ma anche incongruo» dato che la soglia per la vigilanza Bce «è di 30 miliardi».

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