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Abi: a novembre arrestata la crescita dei depositi bancari

La crescita dei depositi italiani ha iniziato a rallentare nel mese di novembre. Dopo aver raggiunto un picco di 1.722 miliardi nel mese di ottobre, con incremento anno su anno del 10 per cento, l’ammontare dei depositi ha segnato una lieve flessione a novembre, attestandosi a quota 1.715 miliardi, in ogni caso in crescita dell’8,3 per cento rispetto a fine novembre 2019.

Il bollettino mensile dell’Associazione bancaria sta diventando una specie di termometro che misura fiducia e preoccupazioni di famiglie e imprese italiane. E questo perchè, da qualche anno a questa parte, in Italia c’è una sempre più stretta correlazione tra la quantità di strumenti “liquidi” detenuti e la paura del futuro. E così il dato di novembre sembra registrare una cauta attesa rispetto all’ansia vissuta subito dopo l’avvio della seconda ondata della pandemia.

In ogni caso anche nel mese di novembre sui conti correnti e nei depositi è stata registrata una disponibilità aggiuntiva di oltre 100 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I depositi continuano quindi a trainare la raccolta bancaria da clientela, mentre prosegue il calo delle obbligazioni bancarie, a 219 miliardi (-9,3%).

La crescita dei depositi non è comunque un fenomeno solo italiano, ma comune anche al resto d’Europa. Stando ai dati della Bce, tra fine febbraio e fine ottobre l’accelerazione c’è stata in Francia (da +7,4% annuo a +14,2%), in Germania (da +3,3 a +6,3%) e in Italia che, sempre secondo la Bce è passata da +6,9 a +9,6 per cento. Il dato medio dell’eurozona mostra un cambio di passo dal 4,6 all’8,7 per cento. I depositi delle imprese in ottobre sono cresciuti in Francia del 27,6% su base annuale (+9,2% per le famiglie); in Germania del 14,7% (+5,9% famiglie); in Italia del 28% (+6,6% per le famiglie).

Altro dato di rilievo da tenere d’occhio è l’andamento delle sofferenze nette bancarie, che nel mese di ottobre ha segnato un lieve incremento, il primo dal maggio scorso. Il livello passa da 24,3 miliardi di settembre, che in realtà è stato un minimo storico, a 24,52 miliardi, con un’incidenza sugli impieghi pari all’1,41 per cento.

Il rapporto sofferenze nette su impieghi oscilla attorno all’1,4 per cento ormai da cinque mesi. Il dato di ottobre è comunque in calo rispetto ai 31,2 miliardi dello stesso periodo del 2019 (-6,7 miliardi pari a -21,5%) e ai 38,2 miliardi di ottobre 2018 (-13,7 miliardi pari a -35,9%). La riduzione è stata di oltre 64 miliardi (-72,4%) rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi).

Continua a pieno ritmo la crescita dei prestiti bancari, sostenuta anche dalle garanzie pubbliche. A novembre i finanziamenti a imprese e famiglie sono aumentati del 5,1% rispetto a un anno fa. Secondo il bollettino Abi nel mese di ottobre per i prestiti alle imprese si è registrato un aumento del 7,4% su base annua, mentre l’incremento è del 2,1% per i prestiti alle famiglie.

I tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento, secondo l’Abi «rimangono su livelli particolarmente bassi, sui minimi storici: sul totale dei prestiti è il 2,25% e sui nuovi mutui casa è l’1,26% (1,26% anche a ottobre 2020, 5,72% a fine 2007)». Il tasso di interesse per i finanziamenti alle imprese si è attestato all’1,1 per cento contro l’1,29 per cento del mese precedente.

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