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Abi: non sono i costi ma l’evasione a frenare le card

«L’Italia è il paese europeo con il minor numero di pagamenti con carte, ma ha il maggiore numero di Pos: sono 3,2 milioni, oltre un terzo dell’intera area euro. Inoltre, tra il 2013 e il 2018 i pagamenti con carte sono aumentati del 71 per cento». Antonio Patuelli, presidente di Abi, esce allo scoperto sulla questione del taglio ai costi delle commissioni per i pagamenti con le carte sul quale è al lavoro il governo. «La minore diffusione di questi sistemi di pagamento rispetto al resto d’Europa non è dovuta ai costi delle commissioni, ma all’evasione fiscale – ha proseguito -. In Italia esistono due prezzi: uno con l’Iva e l’altro senza l’Iva». L’occasione per fare il punto sulla manovra e le misure ad esso collegate è il seminario annuale organizzato dall’Associazione bancaria a Ravenna. Il presidente ha accolto con favore la misura che introduce un credito di imposta sul 30% dei costi delle commissioni per i pagamenti effettuati con carte, sulla falsariga di quanto già previsto per i distributori di benzina. Per questa categoria, però, la percentuale dell’incentivo era più alta e pari al 50 per cento. Non si poteva fare di più? «Quel 30% me lo tengo così com’è perché è un incentivo di sperimentazione, per aumentare i volumi e favorire la concorrenza», ha detto.

Nel corso del suo intervento, Patuelli ha dimostrato numeri alla mano come il costo medio delle commissioni in Italia sia attorno all’1,1 per cento, al di sotto della media europea. E ancora: ha ricordato come quei prezzi vadano a remunerare un’articolata filiera che gestisce il processo di una singola transazione. Dalla banca che emette la carta, alla piattaforma che processa i dati, al circuito di pagamento (le carte) fino alla banca che riceve l’ordine di acquisto. «Per un mese ho sopportato litanie, civili non religiose, su cosa avrebbe dovuto fare l’Abi. Noi non possiamo dare indicazioni di prezzo agli associati per motivi di concorrenza. Sulle banche vigilano tre Autorità antitrust: quella italiana, la Banca d’Italia-Bce e la Direzione concorrenza europea», ha chiosato Patuelli ricordando il dibattito politico che accompagnato la manovra. I circuiti di pagamento sono uno degli interlocutori chiave dai quali partire per valutare quali margini ci sono per limare quel costo dell’1,1 per cento.

I responsabili nazionali di Visa, Mastercard, Bancomat, American Express, hanno ricordato nel corso dell’audizione che si è tenuta nei giorni scorsi in Parlamento, che sono già state avviate molte iniziative per ridurre i costi. In molti casi attraverso accordi con categorie commerciali, negoziando volta per volta le condizioni.

Il ministero dell’Economia, che nelle scorse settimane aveva cercato di organizzare un tavolo con Abi e gli altri operatori, avrebbe programmato in questi giorni nuovi incontri con i circuiti di pagamento proprio per esplorare quali margini ci sono per ulteriori interventi, soprattutto per le categorie che hanno meno forza negoziale, come piccoli esercizi commerciali e bar. Qualsiasi iniziativa fosse adottata, in ogni caso, seppure nella forma di un protocollo, dovrebbe avere il via libera dell’Antitrust che, al momento, non è stato formalmente coinvolto.

Patuelli ha commentato anche le altre misure previste dalla manovra: in particolare l’articolo che introduce un nuovo rinvio di un anno del beneficio legato alle Dta, ovvero il credito di imposta.

«Non vedo cambiamenti per le banche. Come lo scorso anno, anche in questo siamo costretti a un prestito forzoso infruttifero di 1,6 miliardi con la misura del differimento delle Dta», ha chiosato Pautelli.

Laura Serafini

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