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Abi, no alla soglia Eba del 5% sugli Npl

L’associazione bancaria non condivide l’impostazione delle linee guida poste in consultazione l’8 marzo dall’Eba, l’Authority bancaria europea, e relative alla gestione degli Npl. E in modo particolare ritiene non giustificata l’introduzione di una soglia quantitativa per identificare gli istituti di credito che ancora presentano un elevato livello di crediti deteriorati. Tale soglia viene fissata al 5% del rapporto tra crediti deteriorati e totale dei crediti (Npl ratio). La questione è stata esaminata in occasione del comitato esecutivo che si è tenuta ieri. «Tale valore non appare sufficientemente giustificato in particolare alla luce del permanere delle rilevanti differenze in termini di tempi di recupero dei crediti per via giudiziale tra gli stati membri dell’Unione Europea – si spiega nella nota diffusa ieri -. La risposta alla consultazione dell’Eba sarà sottoposta al comitato esecutivo di maggio, in tempo utile per rispettare il termine dell’8 giugno».
Non è soltanto l’asticella introdotta dall’Eba, ma in generale l’impostazione delle linee guida a destare perplessità.
«Nel metodo, il comitato esecutivo ha innanzitutto evidenziato come il documento posto in consultazione faccia seguito alle linee guida sulla gestione dei crediti deteriorati emanate nel marzo del 2017 dal Ssm (Bce), alle quali hanno poi fatto seguito le decisioni del Consiglio europeo del luglio 2017 che ha definito un action plan sul tema dei crediti deteriorati, a cui è seguita la consultazione sulla proposta di Addendum del Ssm, poi reso definitivo nel marzo 2018 e la proposta della Commissione europea che ora dovrà seguire l’iter legislativo europeo prima di divenire norma comunitaria». Un susseguirsi, dunque, di norme, raccomandazioni e linee di indirizzo tra l’altro non coordinate tra loro. L’Abi sottolinea di aver rilevato una certa convergenza tra il documento dell’Eba e le linee guida del Ssm. Questi due documenti, però, si fa notare «rispetto all’Addendum e alla proposta della Commissione europea si muovono su logiche parzialmente diverse».
La nota diffusa ieri sottolinea come «il comitato esecutivo ritiene che il susseguirsi in tempi brevi di norme primarie, norme secondarie, linee guida in modo non sempre coordinato e proporzionato non assicuri la certezza del diritto e non faciliti l’adeguamento alle norme da parte del settore bancario e non favorisca il supporto alle imprese e alle famiglie».
È facile immaginare che la posizione delle banche italiane che verrà depositata in risposta alla consultazione Eba sarà ancora una volta determinata e volta, probabilmente, a eliminare l’indicazione di pericolose soglie che potrebbero rivelarsi un boomerang per le banche di fronte agli investitori.

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