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Abi, le sofferenze salgono a 150 miliardi

Comincia a ridursi l’entità della flessione del credito all’economia, anche se è ancora presto per dire se si è arrivati a un’inversione di tendenza: per capirlo bisognerà aspettare almeno fino a marzo. Secondo l’ultimo outlook dell’Abi a dicembre la dinamica dei prestiti bancari a famiglie e imprese appariva in lieve recupero, anche se ancora negativa. Alla fine del 2013, la variazione annua era infatti del -3,4%, mentre a novembre il calo era del 4,5%. Sulla base delle prime stime il totale prestiti a residenti in Italia (settore privato e amministrazione pubbliche) si colloca a 1.845,5 miliardi di euro, segnando una variazione del -4,3% su base annua: in valore assoluto tra novembre e dicembre 2013 l’ammontare di questo aggregato è aumentato di quasi 5 miliardi di euro. I prestiti a famiglie e imprese ammontavano, sempre a fine 2013, a 1.424 miliardi. Se si considera la loro composizione per durata, si vede che il segmento a breve termine ha segnato una variazione annua di meno 4,7% (contro il -8,9% di novembre 2013), mentre il comparto a medio lungo termine ha segnato una variazione di -3% (-2,9% a novembre). Dunque, i dati di dicembre segnerebbero una lieve attenuazione della rarefazione del credito erogato all’economia.
Resta però il fatto che l’ultimo dato disponibile relativo ai soli prestiti verso le imprese, che è quello di novembre 2013, conferma la forte flessione dei finanziamenti alle aziende non finanziarie, pari a -6% (-4,9% il mese precedente; -3,3% un anno prima). In lieve flessione, invece, la dinamica tendenziale del totale prestiti alle famiglie (-1,5% a novembre 2013, -1,3% il mese precedente; -0,3% a novembre 2012). «L’andamento – sottolinea il rapporto di Palazzo Altieri – risente del persistere della negativa evoluzione delle principali grandezze macroeconomiche (Pil e investimenti)». L’understatement lascia intendere che le banche italiane archiviano il 2013 con pesanti passivi e guardano con prudenza alla ripresa nel 2014.
La prolungata crisi che ha investito l’intera struttura produttiva italiana e anche le famiglie ha provocato vasti danni concretizzati in 150 miliardi di sofferenze lorde (a fine novembre) che, seppure ora crescono a una marcia più lenta, non si arresteranno per diversi mesi. Spiega infatti l’outlook: a seguito del perdurare della crisi e dei suoi effetti la rischiosità dei prestiti in Italia è ulteriormente cresciuta, le sofferenze nette (al netto delle svalutazioni) sono risultate in novembre pari a 75,6 miliardi, le lorde 149,6 miliardi, 2,3 miliardi in più rispetto al mese precedente e 27,7 miliardi in più rispetto a novembre 2012 (+22,8%). A novembre i crediti maggiormente a rischio rappresentavano il 7,8% del totale degli impieghi: erano al 6,1% un anno prima mentre alla fine del 2007, prima della crisi, erano pari al 2,8% del totale.
Ma ciò che che preoccupa di più le aziende di credito è il crollo della raccolta a medio lungo termine, ovvero delle obbligazioni bancarie. Un preoccupante -9,4% che non è stato compensato dalla crescita dei depositi (prosciugata a dicembre dalla selva di pagamenti fiscali, ha fatto segnare solo un +1,9%) e che rende difficile alle banche prestare a medio lungo termine visti anche i parametri patrimoniali più elevati richiesti dalla vigilanza. Del resto, la crisi del mercato interbancario permane e questo rende la raccolta delle banche poco appetibile se non ad alti costi.
Quanto al costo del denaro, in generale, il tasso medio sul totale dei prestiti è risultato a dicembre pari al 3,83% (3 centesimi al di sopra del mese precedente). Inoltre il tasso medio sui nuovi mutui si è posizionato al 3,40%, il valore più basso da luglio 2011, quando scoppiò la crisi del debito sovrano nei Paesi periferici. Il mese precedente era pari al 3,54%, un anno prima al 3,69%.

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