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Abi, la Bce cambi rotta

L’aggregazione fra banche è certamente auspicabile, come anche fra le imprese di altri settori. Le decisioni spettano agli azionisti e al management, ma è necessario un quadro normativo favorevole in Europa. Lo ha detto all’agenzia Agi il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, all’indomani della relazione del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che aveva auspicato un processo di aggregazione.

Patuelli ha sottolineato la necessità di una modifica della normativa europea sulle banche e del bail-in: «Il mondo delle banche ha vissuto anni difficili.

Ora la situazione sta cambiando, ma viviamo in un momento di passaggio, e dall’ottobre scorso è come se fossimo stati seduti tra due sedie: non avevamo più i vecchi strumenti nazionali e non avevamo nemmeno i nuovi strumenti concordati in Europa». In particolare, Patuelli ricorda «i tardivi e surrettizi interventi di cambiamento delle burocrazie di Bruxelles, che definivano come pubblico il fondo interbancario di tutela dei depositi anche se i quattrini erano e sono privati. La natura pubblica attribuita da Bruxelles al fondo ha così impedito all’Italia di utilizzarlo per il salvataggio delle quattro banche poi andate in risoluzione. Per fortuna c’è stata una tempestiva inventiva italiana che ha prodotto in poche settimane la nascita con risorse privatissime di Atlante, oltre alla trasformazione e al potenziamento del ramo volontario del fondo interbancario di tutela dei depositi per prevenire le risoluzioni, che rappresentano la forma di crisi bancaria più pericolosa per tutti».

Riguardo ai matrimoni fra imprese, Patuelli rileva che «in Italia c’è un numero significativo di banche, che però è sempre molto inferiore al numero delle banche che ci sono in Francia e Germania. E, visto che le banche italiane sono tutte private, dovranno essere gli azionisti e gli amministratori a decidere». In ogni caso le fusioni, che devono basarsi su progetti industriali, necessitano di due innovazioni. In primo luogo, sottolinea il numero uno dell’Abi, serve un nuovo atteggiamento da parte europea: «La Bce, di fronte a disegni di fusione con una strategia industriale da parte di due banche che hanno buoni indicatori patrimoniali, sufficienti ad andare avanti da sole, non può pensare che occorre sempre aumentare il capitale, è una contraddizione che frena le fusioni». È poi indispensabile attuare una modifica fiscale: «In Italia c’è ancora l’Iva infragruppo, che impone il pagamento di questa imposta alle prestazioni fra società dello stesso gruppo. Ed è chiaro che anche questo non favorisce le aggregazioni». Sempre a proposito di concentrazioni, è possibile intervenire anche fra le società di prodotto o di servizi bancari e parabancari: dai centri di servizio informatici ai centri di servizi di consulenza, a società di leasing e di factoring.

Quanto al bail-in, Patuelli lo considera «in contrasto con l’articolo 47 della Costituzione, che afferma che la repubblica tutela il risparmio. E questo è un ostacolo insormontabile, perché il dettato costituzionale non può essere surrettiziamente stravolto e la materia è anche di competenza della Corte costituzionale: non esiste solo quella tedesca di Karlsruhe, ma anche una autorevolissima a Roma».

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