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Abi in campo per le quote rosa

di Rossella Bocciarelli

Il comitato esecutivo dell'Abi che ieri si è riunito a Milano ha discusso di quote rosa nei consigli d'amministrazione. Dopo aver chiarito che l'associazione dei banchieri concorda pienamente sull'attuazione del principio di «una maggiore e adeguata presenza del genere meno rappresentato nei cda delle società quotate e pubbliche» una nota ufficiale spiega che allo scopo di realizzare efficacemente questo principio «pur con la necessaria gradualità» l'Abi propone «di introdurre un vincolo legislativo sulla formazione e presentazione delle liste per le relative Assemblee. In ogni lista dovrà quindi esserci obbligatoriamente la presenza di donne «secondo l'aliquota di legge» cioè, per l'appunto il 30 per cento (30% è infatti la quota di donne nei cda prevista dal disegno di legge bipartisan in discussione alla commissione finanze della Camera, per il quale il governo ha appena presentato un emendamento che rende questo traguardo obbligatorio nell'arco di due mandati triennali). Il mancato rispetto dell'obbligo di inserire il 30 per cento di donne nell'elenco, spiega ancora la nota dell'Abi «dovrà determinare l'inammissibilità della lista». Inoltre, si spiega «le liste dovranno essere obbligatoriamente composte in modo tale da garantire l'effettiva partecipazione ai consigli dei diversi generi». Si tratta di una proposta che «impegna gli azionisti, titolari dei poteri di nomina, lasciando indenne la società, che non porta alcuna responsabilità diretta in ordine alla composizione dei consigli il comitato esecutivo ha anche auspicato che gli associati nel comporre i consigli di amministrazione delle loro partecipate o controllate diano attuazione «al principio dell'adeguata presenza del genere meno rappresentato in cda». Ma, in un contesto di mercato ancora difficile in cui le sofferenze bancarie sono risultate in aumento a 77,8 miliardi di euro (dicembre 2010), quello delle quote rosa non è stato l'unico argomento di discussione tra i banchieri: come hanno spiegato ieri entrando tanto l'amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera quando il numero uno di UniCredit, Federico Ghizzoni, è stato espresso l'auspicio che la norma che trasforma gli attivi fiscali differiti delle banche in crediti d'imposta, ritenuta dal governo necessaria per attenuare i rigori del nuovo regime patrimoniale previsto da Basilea tre e inserita nel decreto mille proroghe, non subisca battute d'arresto: «È una misura solo saggia – ha detto in particolare Passera – che toglie una distorsione competitiva tutta a svantaggio delle banche e del credito. Auspichiamo che possa essere confermata o altrimenti realizzata in altro modo».

Da registrare, infine, la presa di posizione «a titolo personale» del presidente dell'Abi sulla questione del bonus dei banchieri: Secondo Giuseppe Mussari, che è intervenuto a Milano a un convegno organizzato da Mps con Progetto città, tre sono i punti fondamentali nel campo retributivo: «ci deve essere una parte variabile per tutti – ha spiegato – questa deve essere sostenibile, ovvero giustificata nel tempo. E ci vuole un tetto quantitativo oltre il quale sia impossibile andare». Per Mussari ci sono differenze nelle retribuzioni che devono essere meritocratiche, ma che non possono essere all'infinito». Per adesso, comunque, l'argomento non è stato oggetto di riflessione in Abi, «c'è solo un documento di consultazione in Bankitalia».
 

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