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Abi: aumenti non oltre l’1,85%

I conti di Alessandro Profumo e dei sindacati dei bancari non tornano proprio sul senso politico più importante del rinnovo del contratto nazionale dei bancari, il riconoscimento dell’inflazione. A Profumo che guida la delegazione dei banchieri viene fuori 1,85%, ai sindacati (Fabi, Fiba, Fisac, Uilca, Ugl, Dircredito, Sinfub) circa il 5%, dopo aver rivisto il 6,05% della piattaforma alla luce della deflazione. Per Profumo l’inflazione di questo contratto che comprende il secondo semestre 2014 (0,1%), il 2015 (1,3%), il 2016 (1,5%) e il primo semestre del 2017 (0,8%) è pari al 3,70% da cui va sottratto il differenziale dell’inflazione per il triennio precedente, pari a 1,85%.
La nuova contropiattaforma di Abi che sarà consegnata brevi manu ai sindacati prima del prossimo incontro, il 5 novembre, smonta, in larga misura, la piattaforma dei sindacati, giustificando l’operazione con lo scenario difficile delle banche italiane. Relegando il contratto nazionale al ruolo di cornice e rafforzando il contratto aziendale, su molti temi, tra cui l’orario per esempio. In una nota Abi spiega che «per assecondare i profondi cambiamenti che interverranno nel settore del credito nei prossimi anni, è necessario dotarsi di nuovi strumenti all’interno di un nuovo perimetro fra il contratto nazionale, che rimane l’architrave fondamentale delle relazioni industriali, e i contratti aziendali, ove sarà possibile intercettare le esigenze diversificate delle banche quanto a dimensione, strategie e organizzazione. Poi sulla base della diversificazioneove sarà possibile intercettare le esigenze diversificate delle banche quanto a dimensione, strategie e organizzazione». Nel merito le banche hanno parlato di sterilizzazione degli scatti di anzianità e della decurtazione strutturale della base di calcolo del Tfr. Nelle rivendicazioni di Abi ci sono altri ritocchi su indennità di cassa, festività soppresse, ferie, permessi, comporto di malattia, riduzione degli inquadramenti da 13 a 6, fungibilità e flessibilità.
Una linea che ha creato tensioni sul fronte sindacale. Al punto che il segretario generale degli autonomi della Fabi, il sindacato di maggioranza del credito, Lando Maria Sileoni, dice: «Non accettiamo il tentativo di Abi di utilizzare le difficoltà del momento del settore bancario italiano per tentare di smantellare l’attuale contratto nazionale, sostituendolo, di fatto, con contratti aziendali e di gruppo che creerebbero inevitabilmente trattamenti economici differenti da banca a banca». Il tentativo dei sindacati di portare i banchieri a discutere del loro testo per ora non ha dato risultati. E Sileoni già ieri ha iniziato a dire che «o si entra nel merito dei problemi oppure ognuno prenderà la sua strada, che, per quanto ci riguarda, significa mobilitazione del personale ed azioni di lotta». Sulla stessa linea Agostino Megale: «Con le posizioni di merito espresse oggi da Abi il contratto non si fa e la categoria andrà alla mobilitazione. Per questo mi attendo un cambiamento nei prossimi incontri». Diversa la linea della Fiba, guidata da Giulio Romani che dice: «Siamo disposti ad allargare gli spazi di competenze della contrattazione aziendale ma vogliamo prima definire la cornice di tutele e garanzie relativamente ai livelli occupazionali, al salario, alle professionalità, che deve offrire il contratto nazionale». E della Uilca di Massimo Masi che considera «le rivendicazioni iniziali di Abi un libro dei sogni più che proposte concrete che consentano di arrivare ad una conclusione positiva del contratto».
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