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Abi: aumenti congelati per due anni

Al lavoro, subito, sulla parte normativa la cui riforma chiederà mesi. Un semestre almeno. Stop per un biennio alla discussione di incrementi economici. Non solo. Sugli assetti contrattuali insostenibilità di un doppio livello di contrattazione per gli istituti che comportano impatti economici. Ieri Abi ha risposto così ai sindacati che nei giorni scorsi hanno presentato prima la piattaforma e poi il documento sul modello di banca.
Andare verso una banca sempre più al servizio di imprese e famiglie per i banchieri significa che i prodotti non saranno più solo bancari. La distribuzione da tradizionale diverrà sempre più multicanale, la struttura oggi basata sulla filiale prediligerà i negozi, i corner. E poi le infrastrutture, che oggi sono in house, potranno avvalersi dello sviluppo di sinergie. Tra il personale quadri e gestori diventeranno consulenti. Il contratto che oggi è del credito potrà essere un altro: quello di agenti, mediatori, promotori. Nel momento in cui passasse il principio che il mediatore e il promotore sono dentro verrebbe però sancito anche un nuovo modo di remunerare il lavoro con una parte variabile preponderante rispetto a quella fissa. Questi professionisti avrebbero un contratto di lavoro che andrebbe ricondotto al contratto collettivo nazionale di lavoro.
I banchieri, partendo dal presupposto che non si possa pensare di parlare di contratto se non nel quadro dell’evoluzione della banca, hanno integrato le risposte cercando di dare punto per punto risposte sulla piattaforma. Con l’obiettivo di parlare del funzionamento della banca ma non del modello da applicare perché gli istituti che Abi rappresenta sono tanti e tanto diversi e soprattutto l’organizzazione del lavoro è in capo all’imprenditore.
L’area contrattuale va rivista. Distinguendo tra attività commerciali, attività amministrative, di back office e strumentali, le prime di stretta pertinenza delle banche, le altre che possono essere svolte da soggetti non bancari. Per le attività non bancarie la proposta è di fare, tra l’altro, contratti complementari e discipline contrattuali coerenti per consentire l’applicazione del ccnl del credito. In particolare i banchieri vorrebbero dettare discipline specifiche per il trattamento economico ridotto, l’orario di lavoro e l’inquadramento del personale. Per l’outsourcing chiedono regole meno stringenti, mentre per l’insourcing gradualità nell’avvicinamento ai trattamenti economici e normativi stabiliti del ccnl. Sugli inquadramenti Abi chiede di passare dagli attuali 13 livelli retributivi a 6 per favorire la massima fungibilità di utilizzo del personale, di eliminare i ruoli chiave e di depennare la disciplina degli automatismi dal ccnl. Per il sindacato la via proposta da Abi è impraticabile.

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