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Abi al lavoro in Europa per cercare la sponda degli istituti esteri

Forse anche più del merito, ai banchieri italiani è il metodo scelto dalla Vigilanza della Bce per intervenire ancora una volta sugli Npl che non va giù. E su questo puntano a cercare la sponda dei colleghi stranieri, preoccupati – parrebbe – che un domani le stesse modalità possano essere utilizzate per colpire altri elementi patologici particolarmente diffusi in altri sistemi bancari. Come gli asset level 3, cioè i derivati e gli altri attivi illiquidi, di cui le banche di Centro e Nord Europa sono piene fino all’orlo.
Il tema è molto più politico che finanziario, ma il confronto, non facile, prosegue e ieri si sarebbe fatto il punto all’Esecutivo Abi che si è tenuto a Roma, secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore. Tra i banchieri non si sarebbe spesa una sola parola sulla questione-Visco, incandescente, ma si sono affrontati altri temi spinosi oggi sul tavolo. Due dei quali riguardavano gli Npl: prima si sarebbe approvato un parere sul documento in consultazione della Banca d’Italia sulla gestione delle sofferenze in capo agli istituti less significant (sotto la vigilanza diretta di Via Nazionale), nel quale si sottolinea l’importanza di un approccio graduale e che tenga conto delle specificità di ogni singola banca.
Ma a essere più minacciate sono le 120 grandi banche europee, destinatarie dell’addendum alle linee guida sulla gestione degli Npl pubblicate due settimane fa da Francoforte. Un argomento, questo, che ieri per la prima volta sarebbe finito all’attenzione dell’Esecutivo dell’associazione; tutti convinti del fatto che le conseguenze di un’applicazione integrale sarebbero di assoluta rilevanza per l’industria bancaria e ancor più per i sistemi economici che ne sono finanziati, i banchieri italiani si preparano a inviare un documento di fuoco, in cui verranno sollevate obiezioni di merito ma anche di metodo. Ed è proprio intorno a queste ultime che si punta a raccogliere il sostegno di altre associazioni estere, come peraltro già esplicitato da Giovanni Sabatini, che è direttore dell’Abi ma anche presidente della Federazione europea delle associazioni delle banche. Per cercare di costruire il fronte comune dei banchieri europei c’è tempo fino all’8 dicembre, termine ultimo lasciato dalla Vigilanza per depositare i pareri in merito al documento: l’interlocuzione, in particolare con francesi e tedeschi, è continua. La dialettica tra settore bancario privato e istituzioni a livello europeo è articolata. E più complicata negli ultimi giorni, dopo che le dichiarazioni di esponenti del Fondo monetario e dell’Eba a favore dell’addendum proposto dal Ssm hanno reso più evidente che attorno alla posizione espressa dalla Nouy si sta creando un fronte comune. Ma certo il lungo dibattere sulla questione in tutte le sedi non aiuta; e quanto più la “crociata” sulla qualità del credito viene considerata un problema solo italiana, tanto più è complesso costruire una posizione comune. Di tempo, comunque, ce n’è ancora e una data sarà chiave: il 9 novembre, quando la capa della Vigilanza Bce sarà in audizione all’Europarlamento.

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