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Abete (Febaf): «Rafforzare il capitale delle Pmi»

L’uscita dalla fase di emergenza e dalle misure di supporto alla liquidità delle imprese dev’essere calibrata con estrema prudenza e accompagnata con azioni di patrimonializzazione e di riequilibrio della loro struttura finanziaria. Questo il messaggio arrivato dalla “Quarta giornata dell’Investitore Istituzionale”, un evento organizzato dalla FeBAF. Un messaggio in linea con quelli diffusi negli ultimi giorni da Bankitalia (Rapporto di Stabilità del 20 novembre) e dagli stessi vertici della Bce. «La patrimonializzazione delle imprese, in particolare di quelle medie e medio-piccole, è una necessità e la pandemia l’ha resa urgente» ha affermato il presidente di FeBAF, Luigi Abete. Dopo i finanziamenti assicurati con il Fondo di garanzia per le Pmi, le moratorie e i fondi via Sace le imprese hanno aumentato il loro livello di indebitamento e non è pensabile che con la ripresa delle attività, dall’anno venturo, il rimborso di questo nuovo debito debba essere la sola priorità. «Se il finanziamento in garanzia è stato indispensabile per la sopravvivenza stessa delle imprese – ha detto Abete – adesso, più che un’opzione, l’intervento per la patrimonializzazione del tessuto produttivo da parte degli investitori istituzionali è necessario e urgente. La natura di lungo termine del risparmio previdenziale e assicurativo – ha concluso – è coerente con le esigenze di sostenibilità dei progetti di investimento delle imprese».

Alla riunione erano presenti esponenti del mondo assicurativo, bancario, del private equity, dei fondi pensione e delle Casse . Gli investitori istituzionali italiani gestiscono un patrimonio che lo scorso anno ha superato i mille miliardi, secondo FeBAF, che stima realistico indirizzare perlomeno il 2% di quelle risorse alla finanza d’impresa, con un flusso attorno ai 20 miliardi. Nel corso degli interventi sono state passate in rassegna le tante misure che potrebbero favorire un nuovo ciclo di investimenti finanziari a favore delle Pmi. Abi, con il dg Giovanni Sabatini, è tornato ad auspicare che dopo i 300 miliardi di moratorie sui prestiti e gli oltre 110 miliardi garantiti dal Fondo centrale venga assicurato anche alle banche uno spazio di azione per gestire l’uscita dall’emergenza. Nel mirino le note regole su default e calendar provisioning che sul fronte europeo delicata la gestione dei futuri Npl, mentre sul fronte interno è stato proposta l’ipotesi di allungare da 6 a 10 anni i termini per i rimborsi. Ma Sabatini è tornato anche ad auspicare che vada avanti la proposta del presidente del Consiglio di Vigilanza bancaria, Andrea Enria, di creare delle “bad bank” nazionali «fuori dagli stringenti vincoli» del quadro Ue sugli aiuti di Stato per facilitare le cartolarizzazioni degli Npl con «un regime di garanzia statale sulle tranche senior sul modello della Gacs italiane».

Il direttore di Ania, Dario Focarelli, ha invece proposto di consentire alle compagnie assicurative di acquistare i nuovi Pir a favore della loro clientela. Equiparando il risparmio a lungo termini gestito dalle compagnie a quello della casse previdenziali e dei fondi pensione, con un vantaggio fiscale anche in misura ridotta: si avrebbe già nel 2021 un impatto di 5 miliardi a beneficio delle imprese. Ci sono emendamenti in tal senso per la legge di Bilancio, si vedrà se andranno a buon fine. Il presidente Adepp, Alberto Oliveti, dopo aver ricordato che le Casse hanno investito 8 miliardi in logica Esg, ha ricordato che le sue associate sono «fiscalmente danneggiate» rispetto alle omologhe europee e ai fondi pensione di secondo pilastro. «Noi abbiamo una tabella di marcia annuale da rispettare e quindi o si cambiano i criteri di sostenibilità della tabella o ci devono dare dei vantaggi fiscali non sui rendimenti ma sul capitale investito, altrimenti noi continueremo a dichiararci investitori lungimiranti e a sbandierare la nostra esigenza di pagare pensioni obbligatorie di primo pilastro».

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