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Abertis con il concambio vale 17,3 euro

Abertis resta ancora sotto il prezzo dell’Opa. Ieri il titolo del gruppo spagnolo ha chiuso le contrattazioni praticamente invariato a 16,3 euro. Il rally di Atlantia delle sedute precedenti, sebbene ieri abbia chiuso in ribasso dell’1,7% a 24,8 euro, ha però reso decisamente più appetibile l’offerta parziale in carta che, all’attuale concambio (0,697), valorizza le azioni del gruppo iberico circa 17,3 euro. La proposta, sulla carta, appare peraltro destinata di fatto a un unico interlocutore: la Criteria Caixa, socia con il 22,2% del gruppo iberico e ago della bilancia della maxi operazione. E questo per un motivo piuttosto semplice, lo scambio offre azioni non quotate che difficilmente potrebbero essere merce “interessante” per i tanti fondi azionisti della compagnia che fondano la propria strategia sul fatto di poter valutare costantemente gli asset in portafoglio con il metodo del mark to market.
Ecco perché è Criteria il tassello chiave dell’intero mosaico attorno a cui ruota il successo dell’offerta. La Fondazione catalana, come riferito da Il Sole 24 Ore di ieri, non affronterà però il tema prima di tre o quattro settimane mentre la decisione definitiva potrebbe essere presa anche verso fine estate. Perché far passare così tanto tempo? Per la Caixa, di fatto, è come avere in mano una sorta di opzione americana e solo in prossimità della scadenza potrà realmente valutare la convenienza della proposta. Oggi, ai prezzi espressi da Atlantia, lo scambio azioni Abertis a fronte di titoli speciali della holding italiana, che consentono anche di esprimere tre consiglieri del futuro board, è invitante. Cruciali saranno però i valori che risulteranno in sede effettiva di Opas e questo potrebbe accadere solo tra qualche mese. Alcuni ipotizzano addirittura che l’intero processo possa concludersi verso fine anno.
Non foss’altro perchè sullo sfondo anche la politica, finora piuttosto silente, sembra voler giocare le proprie carte. Al di là delle dichiarazioni del ministro dell’Economia spagnolo, Luis de Guindos, che ha ricordato che l’esecutivo ha voce in capitolo su Hispasat, controllata di Abertis, e delle parole del ministro dello Sviluppo iberico, Íñigo de la Serna, che ha sottolineato come il cambiamento di azionista nei contratti di concessione necessita del placet del governo, si pone il tema dei “rimborsi” che la Spagna dovrebbe versare ad Abertis. Lo scorso 7 marzo l’Alta Corte di Madrid ha confermato che Abertis ha diritto a ricevere un risarcimento di 1,5 miliardi di euro alla fine della concessione (nel 2021)da parte dello Stato spagnolo per il basso traffico registrato sulla AP-7. La cifra potrebbe anche essere più rotonda, ossia fino a 2,3 miliardi in quanto, oltre al traffico garantito, l’azienda potrebbe veder rimborsati anche gli investimenti effettuati dal 2006. Una somma rilevante che pone però un tema politico, possibile che il governo spagnolo riconosca quella cifra a un’azienda che potrebbe presto avere passaporto italiano? Ecco perché alcuni non escludono che la partita si giocherà anche sulle tratte iberiche che valgono il 25% dei ricavi e che secondo una stima di alcune banche d’affari meritano essere valorizzate fino a 10 miliardi di euro. Tra l’altro, alcune concessioni andranno in scadenza entro i prossimi tre anni. Tra queste c’è l’AP-7 tra Alicante-Tarragona che terminerà nel 2019 e che oggi garantisce più o meno 290 milioni di giro d’affari l’anno. Il governo, in merito, ha già fatto sapere che non rinnoverà la concessione.
In questo clima di “incertezza”, rispetto all’esito finale di una maxi offerta industrialmente non replicabile, si fanno largo i rumor di possibili ritocchi al prezzo che convincano gli interlocutori ad accettare senza remore la proposta. Va ricordato, però, che il ceo di Atlantia, Giovanni Castellucci, ha più volte ribadito di non voler fare l’operazione ad ogni costo. In più, sebbene il dossier sia sul tavolo di molti investitori, è difficile immaginare che qualcuno possa costruire una cordata alternativa che riesca a raccogliere i denari necessari e a garantire all’asset lo stesso sviluppo strategico previsto dall’Opas Atlantia. Sono in pochi dunque a credere che si possa scatenare una guerra di rilanci. Tanto più che S&P ha pure rivisto al rialzo l’outlook su Abertis portandolo a positivo proprio in vista del maxi riassetto e diversi analisti hanno giudicato “corretto” il prezzo anche se privo di un vero e proprio premio di maggioranza.
Infine, per quanto riguarda Atlantia, Fitch, a seguito dell’offerta, ha posto in “negative watch” il rating BBB+ dei programmi Emtn da 3 miliardi di euro di Atlantia e il rating della controllata Autostrade per l’Italia (A-).

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