Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Abe preme sulla Banca centrale

La terza potenza economica mondiale si affida alle rischiose ricette dell'”Abeconomia”: dopo un trionfo elettorale superiore alle attese, il leader del partito liberaldemocratico giapponese (Ldp) Shinzo Abe diventerà premier e varerà il 26 dicembre un governo che promette di essere estremista in finanza e falco in politica estera e di sicurezza.
Il primo messaggio l’ha inviato alla Banca del Giappone (BoJ). «Spero che accetti il risultato elettorale», ha dichiarato, riferendosi alla sua aspettativa che già tra due giorni sia varato un nuovo allentamento della politica monetaria, mentre ha anticipato che metterà subito al lavoro i collaboratori perché forgino con la BoJ un accordo per fissare un target preciso di inflazione al 2 per cento. Sono pressioni rese più forti dalla minaccia di cambiare la legge che tutela l’indipendenza della banca centrale.
Non è mai successo che un governo molto indebitato (ed è proprio quello con lo stock di debito più alto!) faccia fuoco e fiamme per promuovere una politica monetaria iper-espansiva al fine specifico di creare inflazione: al contrario, gli altri Paesi che sono ricorsi al quantitative easing l’hanno sempre giustificato fintantoché non si manifestino pressioni su prezzi e tassi. È vero che il Giappone vive da quasi 15 anni in deflazione, ma è significativo che ieri all’entusiasmo della Borsa abbiano fatto da contraltare i primi segnali di disagio dal mercato obbligazionario, con un aumento ai massimi da 8 mesi dei tassi sui titoli di stato a lungo.
Un avvertimento legato anche al fatto che l’Abeconomia prevede non solo ricette fin troppo nuove, ma il ben più tradizionale ricorso a massicci stimoli fiscali anche attraverso la leva dei lavori pubblici, che non potrà non comportare emissioni addizionali di bond. Sarà un’eccezione la prima manovra di stimolo a una economia in recessione, attesa già a gennaio (sui 10-13mila miliardi di yen, stima BankAmerica Merrill Lynch) con il ricorso alle riserve di bilancio.
L’indice Nikkei – che dall’annuncio delle elezioni a metà novembre aveva guadagnato il 12% scommettendo sul cavallo vincente – ha spuntato un altro +0,94% perché l’Ldp, con l’alleato New Komeito, controllerà i due terzi della Camera Bassa: maggioranza necessaria per rintuzzare gli eventuali contrasti all’azione del governo provenienti dalla Camera Alta (dove nessuno ha la maggioranza: lì si voterà a luglio). La performance dell’azionario è legata al parallelo calo dello yen – ieri ai minimi da 20 mesi – che già incorpora una politica monetaria più aggressiva. «La maggioranza di due terzi alla coalizione di governo è una positiva sorpresa per l’equity», sottolinea il team di analisti di Nomura in un report piuttosto entusiasta per la prospettiva di un esecutivo che «adotterà un attitudine fiscale pro-attiva centrata su un ampio budget supplementare» coniugata a quella di un maggiore allentamento monetario: Abe ha anche la fortuna di poter nominare il nuovo Governatore della BoJ, che entrerà in carica in aprile, e altri due membri del board; dopodiché, secondo Nomura, potrà essere attuata persino la proposta di creare un fondo pubblico-privato che acquisti bond esteri.
Molti i settori che, dal punto di vista degli investitori, dovrebbero registrare un impatto favorevole: dalle utility (+33% la Tepco ieri in Borsa, perché Abe non rinuncerà all’energia nucleare) via via fino a certe oscure aziende farmaceutiche, visto che il nazionalismo di Abe si spinge a voler promuovere con fondi pubblici la medicina tradizionale giapponese (kampo).
È un nazionalismo che cerca anche di cambiare la costituzione e rafforzare la difesa, nel quadro di una linea dura in politica estera che potrebbe confliggere con le ragioni dell’economia, specie se aumentassero le tensioni con la Cina. Abe ha escluso che la sovranità sulle isole Senkaku possa mai essere oggetto di discussioni e ha lanciato un segnale a Pechino indicando che il suo primo viaggio all’estero sarà a Washington per rinsaldare l’alleanza. Benché lo possa rivendicare, Abe non ha avuto affatto un pieno mandato a spostare a destra la poltica del Paese: lo ha sottolineato lo stesso quotidiano Nikkei («Gli elettori hanno voluto soprattutto punire il Partito democratico»), mentre gli analisti politici giapponesi non si mostrano convinti che Abe – premier fallimentare nel 2007 – possa fare grandi cose.
«C’è stato un record negativo di votanti, meno 10% al 59,3%: ciò significa, tenendo conto dei premi nei collegi uninominali, che in realtà solo poco più del 20% dei giapponesi lo supporta attivamente. Se la sua popolarità dovesse scendere, gli sarà difficile governare», afferma Koichi Nakano della Sophia University, sottolineando che un focus sull’economia potrebbe portargli bene, al contrario di cedimenti alle pressioni dei suoi sostenitori oltranzisti su temi politici controversi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa