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A2A torna all’utile e conferma i target

A2A torna all’utile nel 2015 per 73 milioni, aumenta la cedola a 0,041 euro per azione e conferma sostanzialmente tutti i target del piano industriale al 2020, aggiornato alla luce delle sempre più sfidanti condizioni del mercato energetico e dei risultati già raggiunti dalla multiutility lombarda. Il debito, ha precisato il presidente Giovanni Valotti, è sceso oltre le attese del mercato – arrivando a 2,89 miliardi dai 3,36 miliardi di fine 2014 – e «tornando per la prima volta sotto le tre volte volte l’Ebitda (per la precisione a 2,76, ndr)»: anche per questo, il titolo del gruppo energetico ieri è stato il migliore dell’Ftse Mib con un rialzo del 4,2% a 1,176 euro. Non solo: A2A, che ha ormai ultimato l’operazione Lgh («ormai la consideriamo praticamente conclusa», ha precisato l’ad Valerio Camerano) guarda ora a nuove aggregazioni, alle quali è finalizzato il nuovo programma di buy back approvato ieri per massimo l’1,9% del capitale, e – ipotesi già ventilata da Valotti e dal sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, intervistati dal Sole 24 Ore – anche a un possibile aumento di capitale, magari sottoscritto da un soggetto pubblico come Cdp, destinato a dotare l’azienda di ulteriori risorse per la crescita.
Il cda di A2A, riunitosi martedì sera, ha approvato i conti 2015 che vedono ricavi in linea con l’anno scorso (a quota 4,921 miliardi), un mol in crescita a 1,048 miliardi (+2,3%, oltre le stime del management): un anno in crescita, precisa il gruppo, rispetto a un 2014 caratterizzato da elevata idraulicità e significative poste positive non ricorrenti. Di qui anche il ritorno all’utile per 73 milioni di euro (dalla perdita netta di 37 milioni del 2015) su cui hanno pesato svalutazioni di asset di competenza del gruppo per 214 milioni (in particolare di alcuni impianti termoelettrici in Italia e di attività della montenegrina Epcg). I profitti hanno invece beneficiato della riduzione degli oneri finanziari e di un calo del carico fiscale. L’utile netto ordinario, al netto dunque delle partite straordinarie, è invece balzato del 59% a 278 milioni con il cda che ha proposto la distribuzione di un dividendo per azione pari a 0,041 euro per azione (+13% rispetto all’anno scorso) per un monte cedole complessivo di 126 milioni. Il pay out è così pari a circa il 45%, sotto l’asticella massima fissata al 60%, anche se per distribuire il dividendo bisognerà ricorrere nuovamente in modo importante alle riserve visto che il bilancio civilistico si è chiuso con una perdita di 73,5 milioni.
Se A2A ha confermato i target del piano industriale – incrementando gli investimenti complessivi a 2,2 miliardi, promettendo un dividendo per il 2016 in linea con quello proposto ieri e lanciando un nuovo piano di efficienze per 50 milioni – il management ha anche precisato come sia previsto un cuscinetto di 250-300 milioni di mol addizionale che potrebbe essere realizzato di qui al 2020. Di questi circa la metà sono legati a possibili aggregazioni, con l’acquisizione del 51% di Lgh che porterà in dote 75 milioni circa di margini ma anche 290 milioni di debiti non previsti a piano. «Guardiamo ad acquisizioni in tre settori: trattamento rifiuti, efficienza energetica e vendita di energia elettrica e gas» ha spiegato Camerano, precisando che su Acsm-Agam, la multiutility di Como e Monza di cui A2A detiene il 24%, «un rafforzamento della partnerhsip rientra nella logica strategica del piano». Infine, il possibile aumento di capitale. Secondo Valotti, «questi due anni sono state poste le basi per un A2A con le spalle più larghe» ma un ingresso di nuove soggetti nell’azionariato, anche se è qualcosa che non compete al management ma ai soci, dal nostro punto di vista sarebbe positivo se accompagnato da importanti investimenti in sviluppo per l’azienda».

Cheo Condina

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