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«A2A torna al tavolo con Edf Piano Edison da migliorare»

di Simone Filippetti

Se ci sarà un accordo favorevole ad A2A su Edison, la politica si accoderà e non metterà paletti. Parola di Graziano Tarantini, presidente del consiglio di sorveglianza della super-utility lombarda, ma soprattutto l'uomo che da ieri è ufficialmente il plenipotenziario di A2A sul dossier di Foro Buonaparte, la partita più delicata dell'energia in Italia. Sarà dunque Tarantini, assieme al suo vice presidente Rosario Bifulco, a trattare con i soci francesi di Edf il riassetto di Edison. La parola d'ordine è: ottenere condizioni migliori per il divorzio italo-francese.

Riassunto delle puntate precedenti. Edison è oggi controllata da una barocca architettura finanziaria: nella subholding Transalpina di Energia convivono i francesi di Edf (direttamente) e gli italiani (indirettamente) tramite Delmi, a sua volta una subholding i cui sono soci forti sono A2A (che fa capo ai comuni di Milano e Brescia) e Iren. Lo scorso marzo Edf e Demi, nessuno dei due soci è soddisfatto (per motivi diversi) dell'investimento, avevano abbozzato il tentativo di un accordo che prevede lo spezzatino di Edipower (controllata di Edison), l'assegnazione delle centrali idroelettriche ad A2A e la maggioranza di Edison ai francesi. Poi è arrivato lo stop imposto dal Governo. Dopo mesi di stallo, ora c'è da trovare in tempi stretti una quadra al dossier Edison. Ieri il doppio vertice di A2A (consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione) si è riunito proprio per discutere del tema. Chi si aspettava decisioni cruciali è rimasto deluso, ma passi in avanti ce ne sono stati: Tarantini, parlando col Sole 24 Ore, detta la road map della super-utility lombarda. Si riparte dalla famosa bozza di marzo a cui però A2A chiede miglioramenti.

D'altronde sono gli italiani che devono fare la prima mossa: se si dovesse arrivare a metà settembre senza un accordo, e lo stop alle trattative non ha certo giovato all'agenda, scatterebbe un'asta degli asset Edison, dove l'imperator electricus Edf farebbe la parte del leone viste le risorse che può mettere in campo. L'asta è lo scenario che A2A vuole evitare a tutti i costi. Ma c'è appunto lo scoglio della politica da superare.

La scadenza del 15 settembre si avvicina e il dossier Edison è ancora in alto mare…

Uscire dall'empasse è l'interesse di tutti. Ieri da parte nostra c'è stato un primo passo in avanti. Riprendiamo dalla bozza di accordo dello scorso marzo

Ma come superare lo scoglio della politica? Il Governo ha mandato un chiaro segnale che questo divorzio non s'ha da fare…

Il ministro Giulio Tremonti è stato chiaro fino dall'inizio: non vuole che l'Italia perda l'energia. Dal suo punto di vista, una posizione condivisibile, ma credo che se l'accordo porterà a un esito soddisfacente per A2A, ossia un accordo che poterà crescita futura e sviluppo, allora anche Tremonti stesso sarà soddisfatto

E cosa sarebbe per voi soddisfacente?

La vecchia bozza era un buon presupposto di partenza. Crediamo che ci sia margine per ottenere qualcosa di più sul piano della governance e della valorizzazione economica. E A2A non può uscire a qualsiasi prezzo: deve avere garanzie sulla sua futura way-out (per la quota di minoranza che le rimarrà) e anche sulla governance.

E cosa ne pensa Edf? I vostri desiderata devono poi trovare il benestare dei francesi…

I contatti tra noi e Edf non sono mai venuti meno negli ultimi mesi. C'è interesse di entrambi a chiudere la partita in modo soddisfacente: i francesi non hanno alcuna intenzione di tentare operazioni ostili. Se c'è la volontà, un accordo lo si trova. E senza nemmeno l'ansia della scadenza di settembre: con una road map stabilita si può anche superare quella data.

Ora, tutti concentrati su Edison. Però c'è un'azienda che pare un po' avvitata su stessa, i cui conti non brillano e che deve capire cosa fare da grande…

A2A deve recuperare terreno e riorganizzarsi. Chiudere il dossier Edison sarà già il primo passo perché Foro Bonaparte è un'immobilizzazione che ha piombato i nostri conti e i nostri rating. Oggi abbiamo quattro business e l'ambiente deve diventare il nostro punto di forza. Lo smaltimento dei rifiuti e la termovalorizzazione sono il futuro.

Meno elettricità e più raccolta rifiuti dunque?

Continueremo a produrre energia e servire acqua, ma i referendum sul nucleare e sull'acqua cambiano lo scenario e non possiamo non tenerne conto. L'energia elettrica andrà sempre più verso una concentrazione e i produttori puri di elettricità avranno strutture finanziarie sempre più tirate. Nei servizi ambientali i margini sono più ricchi, A2A ha tecnologie proprietarie all'avanguardia e pochi concorrenti: dovremo andare a gestire questi servizi in tutta Europa. Senza dimenticare di remunerare adeguatamente i nostri azionisti. In fondo siamo un classico titolo value.

 

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