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A2A studia il riassetto L’ingresso di Cdp, i Comuni sotto il 50%

L’accelerata l’avrebbe impressa il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, convinto che ormai non ci sia più tempo da perdere per A2A. Il primo cittadino di Milano, Giuliano Pisapia avrebbe già tra le mani il dossier che dovrebbe portare i Comuni a scendere nell’azionariato e all’ingresso del Fondo strategico italiano. Stavolta non per fare cassa ma per favorire lo sviluppo della multiutility lombarda attraverso nuove aggregazioni. Del resto anche il presidente di A2A, Giovanni Valotti, nelle settimane scorse aveva affrontato pubblicamente il tema della crescita. 
Ogni mossa, però, sarebbe posticipata a dopo la presentazione del piano industriale, il 10 aprile, firmato dai nuovi vertici: l’amministratore delegato Valerio Camerano e il presidente Valotti. I Comuni di Milano e Brescia avevano già ceduto nei mesi passati alcune quote, scendendo al 50%, ma in quel caso per necessità di far cassa. Ora la prospettiva è diversa.
L’ipotesi che si sta facendo strada è quella di un’operazione che coinvolga la Cassa depositi e prestiti attraverso il Fondo strategico italiano, che ha il dossier sul tavolo: il piano prevederebbe un aumento di capitale dell’ordine di 170-180 milioni, l’ingresso di Fsi nell’azionariato e la diluizione complessiva di Milano e Brescia al 40-42%. Una soluzione che permetterebbe di liberare risorse per nuove aggregazioni. Nel mirino ci sarebbero le multiutility Acsm-Agam di Como e Monza, la brianzola Gelsia e Linea Group di Cremona, Rovato, Lodi, Pavia e Crema, corteggiata pare anche da Iren. Con questa soluzione A2A si costruirebbe un profilo da aggregatore più facile da far digerire ai Comuni che devono rinunciare all’utility casalinga, grazie alla presenza del Fondo strategico. Ma al di là dell’aspetto politico, le fusioni sarebbero interessanti per i Comuni minori dal punto di vista finanziario perché passerebbero dai titoli poco liquidi delle utility locali al titolo di un colosso come A2A, che capitalizza 3 miliardi.
Il sindaco Del Bono il 12 marzo scorso aveva dichiarato in consiglio comunale che A2A è a una «svolta», deve diventare «glocale». Insomma, è ormai archiviato il modello della super-utility del Nord che prevedeva l’alleanza con Iren, cara ad alcuni politici, a favore del modello Hera, ovvero crescita per mini-aggregazioni. Valotti lo aveva ribadito agli inizi di marzo: «Il mandato ricevuto da A2A è di cominciare possibili operazioni di integrazione dal territorio».
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