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A2A riapre il negoziato con Edf

di Giovanni Stringa

MILANO — Doppia mossa milanese nella battaglia su Edison, la società energetica controllata da una movimentata alleanza per metà italiana (A2A in testa) e per metà francese (Edf), con un patto in scadenza a metà settembre. Ieri, nella giornata in cui il consiglio di gestione di A2A ha deciso di riprendere le trattative con i francesi, sul fronte politico si sono parlati il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Lo ha riferito l’assessore al Bilancio meneghino (Milano insieme a Brescia controlla la maggioranza di A2A) Bruno Tabacci. Secondo l’assessore, Pisapia ha chiesto al ministro «di ridefinire con il governo francese una base che sia più favorevole rispetto a quella dell’accordo della scorsa primavera e poi di capire se la Cassa depositi e prestiti (controllata dal Tesoro, ndr) possa giocare un ruolo preciso» . Tremonti avrebbe risposto che «non ci sarebbe opposizione da parte del governo a trovare un punto d’incontro con i francesi» — ha aggiunto l’assessore — evidentementemigliorativo rispetto all’intesa di massima di qualche mese fa. Quell’accordo tra i soci prevedeva la scissione in due del pacchetto di azioni del patto (il 62%di Edison, oggi in mano a una società «50-50%» italofrancese): aggiungendo al 31%il loro 19%«extra patto» , i francesi sarebbero diventati primo azionista del gruppo. Se, adesso, non si trova un’intesa definitiva entro settembre, scatterà un’asta sulle azioni del patto: una procedura sulla quale Edf potrà far valere tutto il suo peso finanziario. Per arrivare alla stretta di mano lo scoglio più grande sembra essere quello del prezzo di (possibile) uscita. Il presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, ha spiegato che il valore di conversione delle opzioni di vendita della quota di Edison che A2A e gli altri soci italiani di Foro Buonaparte intendono strappare a Edf «è uno dei punti importanti» del negoziato. Il valore delle opzioni (si parla di «put» a 3 o 5 anni), ha aggiunto, andrà discusso con i francesi: «Il mercato non dà giustizia del valore del titolo» , in carico ai soci italiani per circa 1,5 euro e scambiato in Borsa a 83 centesimi ad azione. Zuccoli ha ricevuto mandato assieme al direttore generale di A2A, Renato Ravanelli, per condurre le trattative con i francesi sulla base dell’ipotesi di accordo dei mesi precedenti. «Crediamo che qualche rivisitazione debba essere fatta» , ha aggiunto Zuccoli. Intanto sembrano essersi calmate le acque tra i due più grandi soci della cordata italiana, A2A e Iren, che ha chiesto — quest’ultima— un maggiore coinvolgimento nelle trattative per il riassetto di Foro Buonaparte. «Abbiamo spiegato le nostre ragioni e ci siamo chiariti» , ha detto il direttore generale di Iren Andrea Viero al termine di un incontro ieri, ricordando che giovedì si riunirà anche il consiglio di Delmi (la holding dei soci italiani). Secondo indiscrezioni la stessa Delmi vorrebbe ancorare il prezzo dell’opzione di vendita della quota italiana al patrimonio netto e non alle quotazioni di Borsa, per evitare pesanti svalutazioni (si parla di possibili minusvalenze fino a un miliardo). Ma— ha precisato A2A in una nota — né A2A né Delmi hanno deliberato in merito a modalità e valore di possibili «way out» da negoziare con Edf.

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