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A2A, maxi-piano da 16 miliardi. L’obiettivo di 6 milioni di clienti

Addio multiutility dei territori. Il gruppo A2A guidato da Renato Mazzoncini guarda oltre i confini regionali: «Vogliamo che il nostro terreno di gioco sia l’Europa e non l’Italia, soprattutto in alcuni mercati, ovvero nelle rinnovabili e nella gestione di rifiuti, che sono già regolati e possono dare importanti opportunità di sviluppo», ha detto il Ceo durante la presentazione del nuovo piano strategico al 2030, il primo a dieci anni nella storia di A2A e il primo con la sua firma. La Borsa ha apprezzato, il titolo ha guadagnato ieri il 3,43%.

Sul tavolo ci sono investimenti per 16 miliardi nei prossimi dieci anni (quasi il triplo a livello annuo rispetto al periodo 2018-2021): 6 miliardi per dare impulso all’economia circolare e 10 miliardi per proseguire sulla transizione energetica (il target è triplicare a fine piano la capacità installata da fonti rinnovabili, arrivando a 5,7 GW). E poi ci sono i clienti elettricità e gas: «Abbiamo un obiettivo a fine piano di 6 milioni di clienti contro gli attuali 2,9 milioni», ha spiegato Mazzoncini, aggiungendo che «il salto» avverrà con la fine della “maggior tutela” e il passaggio al mercato libero dal 2022. «Ipotizziamo acquisizioni di lotti da 300 mila clienti e l’acquisizione del 15% dei potenziali clienti sul mercato tramite canali tradizionali e il canale digitale NeN, che sta avendo numeri molto buoni».

Per Mazzoncini il piano rappresenta «un punto di svolta per A2A», che «per la prima volta ha una strategia di lungo termine». Ma soprattutto gli investimenti rappresentano le «solide basi» che permetteranno alla multiutility, che ha come soci di maggioranza i Comuni di Milano e Brescia, «di realizzare infrastrutture strategiche, innovative ed essenziali per la crescita e il rilancio del Paese». L’amministratore delegato propone un «nuovo modello» con un riposizionamento strategico e culturale di A2A da multiutility a «life company», sfruttando il fatto che il core business è rappresentato dalla produzione e fornitura di energia, gestione dell’acqua e dei rifiuti, che nei prossimi anni diventeranno sempre più centrali all’interno dell’economia circolare. Mazzoncini ha messo A2A al centro della trasformazione in atto, della transizione energetica e digitale che sono anche il cuore del piano di ripresa europeo e nazionale.

Dividendi

Utile netto previsto in crescita dell’8% medio annuo e i dividendi di almeno il 3%

Il piano strategico di A2A prevede un aumento del margine operativo lordo da circa 1,18 miliardi del 2020 a oltre 2,5 miliardi di euro del 2030. «La grossa crescita prevista è perché l’azienda viaggia a favore di corrente — ha detto Mazzoncini —. Deve sapere navigare per avere l’equilibrio necessario, ma il mainstream è favorevole. E un piano a dieci anni è necessario per la messa a terra degli investimenti infrastrutturali che servono». Lo sviluppo di nuovi impianti rinnovabili vedrà investimenti per 4,1 miliardi. «Il 60% sarà fotovoltaico e il 40% eolico» e «il 12% avverrà per acquisizioni e il resto sarà crescita organica importante». Gli impianti a ciclo combinato a gas saranno resi più efficienti e in futuro vedranno un mix tra metano e idrogeno.

L’utile netto è previsto in crescita dell’8% medio annuo e i dividendi di «almeno il 3%» dopo un rialzo dai 7,75 euro del 2019 agli 8 per il 2020. Fanno eccezione il 2021 (8,2 euro) e il 2022 (8,5 euro). Sono stimate 6 mila assunzioni a fronte di 4 mila uscite.

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