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A2A manager e comuni ai ferri corti

I l futuro di A2A, la maggiore ex municipalizzata italiana, 6,2 miliardi di ricavi, sta diventando oggetto di un’aspra contesa tra il management, orfano di Giuliano Zuccoli e ora guidato da Renato Ravanelli, e il Comune di Milano, azionista al 27,5%. Ravanelli lavora per la grande A2A, che consolida Edipower con il suo miliardo di debiti e i suoi 450 milioni di margine e scommette sulla produzione di energia elettrica. Il Comune di Milano punta invece ad allontanare A2A da questa attività produttiva a forte rischio e in modo tale da ridurre l’elevato indebitamento, ancora sopra i 4 miliardi senza contare Edipower.
La presentazione delle liste per il Consiglio di sorveglianza (che dovrà poi indicare il Consiglio di gestione) è ormai prossima. L’assemblea di A2A è prevista per fine maggio. La battaglia tra le due linee è silenziosa, ma senza esclusione di colpi. Per farci capire, Ravanelli, forte anche di uno storico rapporto con la comunità finanziaria milanese, e in particolare con Mediobanca, ha in mano le leve più importanti dell’azienda. E tuttavia ha imparato dal Corriere della Sera dei progetti dell’azionista che, con la precedente giunta, l’aveva designato quale direttore finanziario dalle molte deleghe e che ora, con la nuova giunta, non l’aveva informato.
Le due linee
La soluzione prospettata dall’assessore Bruno Tabacci, sostenuta in pieno dal sindaco Giuliano Pisapia, è ormai nota: A2A e Iren, l’ex municipalizzata di Torino, Genova, Piacenza, Parma, conferiscono le proprie centrali, con congrua dote di debiti, alla società Edipower, di cui hanno acquisito un’ampia maggioranza assoluta rilevando le quote della Edison ormai pronta a finire nell’orbita di Electricité de France.
In tal modo Edipower, che era la maggiore delle società di generazione privatizzate dall’Enel nel 2002, diventerebbe la SuperEdipower, nella quale potrebbero entrare anche soci finanziari come le banche o la Cassa depositi e prestiti e grandi clienti come le ex municipalizzate Hera di Bologna, Acea di Roma e Acegas di Trieste. Della SuperEdipower, A2A avrebbe a quel punto una quota largamente inferiore al 56% odierno, dunque ben al di sotto della maggioranza assoluta così da poter deconsolidare il debito vecchio e nuovo della società di generazione.
L’idea di Ravanelli, invece, poggia sul fatto che il margine di Edipower, ben oltre i 400 milioni, è sì assai ricco, pari al 46% dei ricavi, ma deriva da un contratto di tolling generoso, fatto nel 2002 per consentire il graduale rimborso del debito caricato dall’Enel sulla società da dismettere, circa 3 miliardi. Il tolling è l’impegno ad acquisire a certi prezzi per un certo periodo determinate quantità di energia elettrica.
Secondo l’uomo forte di A2A, il progetto SuperEdipower non starebbe in piedi: dal punto di vista finanziario, perché con un tolling ai valori di mercato la SuperEdipower non potrebbe portare debiti in eccesso; dal punto di vista industriale, perché sarebbe difficile attirare nuovi soci clienti in quanto alla Borsa elettrica potrebbero non di rado trovare offerte più convenienti.
I fautori di SuperEdipower, a loro volta, osservano come la gestione operativa di Edipower sia assai migliore di quella dei milanesi di A2A, tanto è vero che, a parità di tolling, il rapporto tra margine operativo lordo e ricavi è raddoppiato in 10 anni dal 23 al 46%, mentre nel comparto energia di A2A lo stesso rapporto è sceso da 9,3% del 2010 al 6,8% del 2011 (paragoni con il 2002 non sono possibili, dato che A2A parte nel 2008). Certamente, la trattativa tra A2A e Iren sul valore delle centrali da conferire alla SuperEdipower e sul quantum di debito connesso non sarà semplice. In materia, i pareri delle banche, tutte ugualmente affamate di commissioni, sono peraltro discordi. Potranno tuttavia avere un peso rilevante le opinioni di due soggetti politici.
La politica
Il primo è il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, che si è personalmente impegnato per risolvere il contenzioso tra Edf e A2A su Edison, lasciando Edison ai francesi, già maggioritari, e assegnando Edipower alle ex municipalizzate in uscita da Foro Bonaparte. Il lodo Passera si giustifica in tanto in quanto poi si fa la SuperEdipower, che il ministro del resto appoggia, mentre ad altri, per esempio a Mediobanca, piace poco.
Il secondo soggetto è il Comune di Brescia, titolare di un altro 27,5% di A2A legato da forti patti parasociali a Milano. Il sindaco Adriano Paroli ha priorità diverse rispetto al collega milanse, Pisapia. Con la prossima assemblea, potrà prendere in mano la guida di A2A, come prescrivono le intese originarie, insediando alla presidenza del Consiglio di gestione Graziano Tarantini, attuale presidente della Sorveglianza. Ma Tarantini non è un manager operativo e allora il secondo passo sarà la scelta dei due direttori generali: l’onnipotente finanziario e il responsabile operativo. Oggi fanno parte del Consiglio di gestione, ma non più di diritto. Se i soci non li inseriscono più nel consiglio, sarebbe la sfiducia. Il Comune di Milano avrebbe voluto addirittura scegliere un consigliere delegato, che non sarebbe stato Ravanelli. Brescia ha insistito sui patti. La riforma della governance sarà più lenta. Ma entrambi i Comuni, pur nella diversità politica delle giunte, tendono ora a guardare più a Intesa Sanpaolo che a Mediobanca. E sarebbe sorprendente se Brescia adottasse il milanese Ravanelli al quale si imputa di aver collaborato a due affari sbagliati Edison e l’investimento in Montenegro. D’altra parte, la vocazione storica della seconda città lombarda non è tanto nella produzione classica di energia elettrica ma nei servizi, nelle reti, e nell’ambiente con un’efficienza sconosciuta ai milanesi dell’Amsa. Dunque, non ci sarebbe dissenso sull’idea della SuperEdipower tra palazzo Marino e palazzo Loggia, ancorché esponenti del centrodestra come Stefano Saglia esprimano riserve.
Nell’attesa dei politici, Ravanelli sta assorbendo in A2A i manager migliori di Edipower e l’attuale presidente pro tempore del Consiglio di gestione, Giuseppe Sala, ha dichiarato: «La SuperEdipower c’è già: si chiama A2A».

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