Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

A2A, l’ipotesi di vendita del 5% al vertice sulla governance

Nella serata di ieri si è tenuto l’atteso faccia a faccia tra Giuliano Pisapia ed Emilio Del Bono su A2A. Poco o nulla trapela dal vertice se non la volontà dei sindaci di Milano e di Brescia di proseguire sulla strada di una riforma significativa della governance duale della multiutility. Un obiettivo già dichiarato da tempo: per raggiungerlo i grandi soci hanno annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro congiunto che partirà il prossimo autunno. Non solo, Pisapia e Del Bono hanno anche «espresso soddisfazione per l’andamento positivo della semestrale», che potrà generare «ritorni importanti a beneficio delle comunità locali», in altre parole ottimi dividendi.
Tuttavia, è difficile immaginare che, nel corso di un incontro durato circa due ore, i due primi cittadini non abbiano discusso su come la loro principale società controllata (nonché il secondo gruppo energetico italiano) possa alleviare le crescenti difficoltà dei bilanci comunali. Al proposito, il ventaglio di ipotesi all’esame resta piuttosto ampio, ma l’estrema delicatezza e attualità del tema è fuori discussione. Semmai entrambe le amministrazioni temono che l’azione in Borsa possa risentire di eccessivi rumors, in particolare sulla possibile cessione di un 5% della società. Un eventuale calo dei titoli, infatti, finirebbe inevitabilmente per diminuire il potenziale introito dei Comuni: ad oggi circa 50 milioni a testa, con cui soprattutto Brescia punta a diminuire l’indebitamento. Non è un caso che lo schema di bilancio presentato recentemente dal sindaco Del Bono preveda cessioni per circa 100 milioni, di cui 65 provenienti da partecipazioni azionarie in cui la parte del leone non può che essere di A2A. Abbattere le passività comunali di circa 100 milioni garantirebbe a Brescia, sul 2014, una minore spesa per interessi per quasi 8 milioni, circa un quarto dello sbilancio di parte corrente del 2013.
Tra analisti e operatori finanziari, l’ipotesi di un alleggerimento della quota pubblica in A2A dal 55% al 50% del capitale è stata comunque accolta positivamente. O meglio: viene preferita all’alternativa rappresentata da un dividendo straordinario, anch’esso destinato a tappare le falle dei bilanci di Milano e di Brescia. Staccare una cedola superiore al 60% dell’utile ordinario, si osserva, potrebbe infatti appesantire nuovamente la posizione finanziaria netta del gruppo riportando l’azienda, seppur con le dovute proporzioni, agli eccessi del passato, quando si era arrivati a un payout annuo del 269% e a un indebitamento superiore al patrimonio. La vendita di quote azionarie, invece, lascerebbe sostanzialmente intatto lo scenario sia dal punto di vista degli assetti proprietari che di bilancio. L’unico punto critico? Per i Comuni scomparirebbe l’ultimo “cuscinetto” sopra la maggioranza assoluta e, nel caso di una fusione tra A2A ed Edipower (la società di generazione controllata al 71%), i Comuni scenderebbero sotto la fatidica soglia del 50% della multiutility. Una potenziale svolta gradita al mercato ma dai risvolti politici inevitabilmente complessi.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Si conclude, alla Camera, la partita della giustizia. Con la doppia fiducia messa sulla riforma del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Prima di pensare alla finanza decentralizzata basata su bitcoin, come promesso da Jack Dorsey, Squa...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Banca Progetto, istituto digitale specializzato in servizi per le Pmi e la clientela privata, ha ch...

Oggi sulla stampa