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A2A è pronta al ruolo di aggregatore per utility

A2A sarà polo aggregante delle utility lombarde, ma senza che ciò richieda alcun aumento di capitale ai Comuni, né metta a rischio la maggioranza pubblica. Il futuro di A2A è tutto nei nuovi patti parasociali tra le amministrazioni di Milano e quello di Brescia, firmati dai sindaci Giuliano Pisapia ed Emilio Del Bono lo scorso 30 dicembre. Otto pagine rimaste fino ad ora inedite che recepiscono gli indirizzi forniti dai rispettivi consigli comunali e mettono nero su bianco le regole di convivenza tra i due enti locali per il prossimo triennio. Tra queste c’è anche l’intenzione di «rafforzare la produzione di energia da fonti rinnovabili e la raccolta differenziata» oltre che la decisione, di non poco conto dal punto di vista degli equilibri della politica locale, che il primo presidente della multiutility sarà nominato da Milano.
Il punto cruciale di tutto il documento, anticipato da Radiocor, è sicuramente al punto F delle premesse al patto vero e proprio, in cui si legge che l’obiettivo delle amministrazioni è «favorire lo sviluppo e il rafforzamento della società quale gruppo di riferimento per le aziende del settore dei servizi pubblici locali e dell’energia, operanti nel territorio lombardo». Non solo, gli stessi Comuni, «faranno quanto in loro potere affinché tale sviluppo avvenga nel rispetto dei principi di pariteticità e di maggioranza pubblica in capo a Brescia e Milano e senza ricorrere, ove possibile, a ulteriori esborsi o investimenti, in capitale o altro, da parte dei soci». In altre parole: A2A potrà fungere da stella polare – nel ruolo di consulente, come partner o anche polo aggregante – per le piccole utility contigue dal punto di vista territoriale. Una mission alla quale le grandi ex municipalizzate italiane (ovvero la stessa A2A, Iren, Hera e Acea) erano state invitate recentemente dal ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato. Allo stesso tempo, tuttavia, la multiutility lombarda dovrà perseguire questo modello di sviluppo facendo soltanto affidamento su risorse finanziarie proprie, perché i Comuni da una parte non vogliono investire capitali e dall’altra non intendono lasciarsi diluire da soggetti terzi, cosa che significherebbe perdere la maggioranza assoluta. Difficile, al momento, ipotizzare i possibili target di una eventuale crescita esterna di A2A. In ambienti bresciani c’è chi spinge per intavolare un dialogo con Lineagroup, municipalizzata della bassa Lombardia, e chi invece fa il nome di Acsm-Agam, in cui A2A detiene già il 22%; sul mercato, invece, si indica come strada più plausibile quella di acquisizioni mirate nel waste to energy.
I patti stabiliscono anche che la cessione del 5%, che diminuirà la quota dei Comuni al 50% più due azioni, dovrà avvenire entro il 30 giugno, come peraltro annunciato dai due sindaci che ieri hanno discusso della questione in un vertice a Brescia. L’iter dell’operazione, ha spiegato Del Bono, «prevede che prima ci sarà la nomina di un consulente finanziario, poi ci sarà un bando che permetterà di individuare il soggetto che svolgerà una perizia sulla quota in vendita e successivamente verrà individuato il soggetto che allocherà il 5%». Insomma, una procedura che si annuncia laboriosa, forse fin troppo secondo alcuni osservatori visto che il prezzo lo farà comunque il mercato, ma che va comunque chiusa in tempi relativamente stretti. «Nessuno ad oggi è in grado di sapere chi comprerà e a quali condizioni.- ha aggiunto Del Bono, interpellato sull’interesse di possibili investitori – Direi che non c’è nessuno che si è fatto avanti e nessuno che si è tirato indietro». Dal canto suo, Pisapia ha chiarito: «Oggi abbiamo iniziato a discutere sulle modalità di cessione delle quote A2A. Non abbiamo parlato di governance futura, questo sarà un tema che verrà affrontato al momento opportuno. C’è sintonia su tutti i temi tra noi e Brescia e ogni giorno si rafforza la collaborazione». Per governance, i nodi da scogliere sono evidentemente due: la scelta del presidente (che sarà di espressione milanese per il prossimo triennio e poi avverrà nella logica dell’alternanza) e quella dell’amministratore delegato. Quest’ultimo, si legge nei patti, sarà indicato congiuntamente dai due sindaci e dovrà dunque essere una scelta condivisa. Un tema cruciale che sarà comunque affrontato e risolto già dalle prossime settimane.

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