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A2A chiude il caso Edison

di Simone Filippetti

Il riassetto di Edison sarà incentrato sulla spartizione di Edipower. A2A ha alla fine scelto di andare avanti, nella separazione dai francesi di Edf dalla compagnia elettrica italiana, con lo spezzatino delle attività. Ossia il piano originario di divorzio che poi era stato congelato dal Governo.

È un passo in avanti significativo, dopo settimane di incertezze e divisioni. Ieri il consiglio di gestione della municipalizzata lombarda ha abbracciato la linea della cosiddetta bozza di marzo. Oggi toccherà al consiglio di gestione di A2A esprimersi, ma l'esito è scontato. E siccome la società è il pivot della compagine italiana; tutti gli altri soci di Delmi è probabile seguiranno a ruota. I pre-accordi di marzo prevedono lo spacchettamento di Edipower con due centrali idroelettriche che andrebbero ad A2A, le centrali a gas che andrebbero invece ai francesi e la scissione proporzionale di Transalpina di energia, la holding tramite cui il tandem Delmi-Edf controlla Edison. C'è poi il nodo della «put», un'opzione a vendere ai francesi il 30% di Edison che resterà in mano ai soci italiani. Con Delmi che ha in carico Edison a un prezzo di 1,5 euro, contro una Borsa che oggi prezza i titoli 0,88 euro, quasi la metà, per gli italiani c'è un serio problema di una minusvalenza. Proprio riguardo a questa opzione, il presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli ha sottolineato: «È uno dei temi da definire e una forchetta di prezzo non è una necessità. Meglio fissarla direttamente».

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire: dopo oltre sei mesi e due proroghe al patto di sindacato Delmi-Edf, si torna al piano originario di divorzio. Nel frattempo, però, l'Italia aveva accarezzato l'idea di una cordata tricolore per provare a prendersi tutta Edipower e creare un polo italiano dell'elettricità attorno ad A2A. Il Lodo Zuccoli, come era stato ribattezzato, ha creato più di un mal di pancia dentro A2A, ma piaceva molto alla politica e al Governo perché tutelava l'italianità di Edison. Alla fine, però, è stato il Comune di Milano a sbloccare l'empasse: la nuova giunta Pisapia, per bocca dell'assessore al bilancio Bruno Tabacci, ha bocciato in pieno il Lodo e rintuzzato le ambizioni del Governo, a favore del piano originario. Dopo la discesa in campo di Palazzo Marino, la direzione era dunque ormai segnata e ieri il board ha recepito le indicazioni dei soci. Nessun affondo su Edipower, dunque, ma un più realistico ritorno alla vecchia bozza di marzo: il Lodo si scontrava infatti con due ostacoli non da poco, ossia il probabile rifiuto dei francesi (che mai avrebbero accettato di perdere Edipower a dieci anni dal loro ingresso nella società) e la riluttanza delle amministrazioni locali-azioniste, bisognose di risorse più che vogliose di investire, a far indebitare A2A (col rischio di veder inaridire il fiume di dividendi che ogni anno l'azienda paga.

A sancire la ritrovata unione dentro A2A è stato, simbolicamente, lo stesso Zuccoli: «Il consiglio ha deliberato all'unanimità l'ipotesi di riprendere il negoziato con Edf sul pre-accordo di marzo stando attenti all'evoluzioni che ci possono essere tra il governo italiano e quello francese». Imboccata la strada maestra, ora dovrebbe essere più agevole il cammino verso un accordo. La strada non si preannucia facile perchè c'è da determinare tutta la questione dei compensi a Delmi, partita su cui gli italiani cercheranno di giocare tutte le loro carte.

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