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A2A al salto di categoria Investimenti per 16 miliardi tra rinnovabili e ambiente

Non chiamatela più utility locale. Il gruppo A2a cerca il salto di categoria: da società dei servizi che ha la sua base di clienti prevalentemente in Lombardia, vuole completare il passaggio ad azienda di livello nazionale prima e successivamente europea. Un’ambizione dichiarata con il nuovo piano industriale, presentato ieri al mercato. Ambizioso fin dalla sua durata, visto che guarda come traguardo al 2030: in dieci anni, la società (che ha come soci di riferimento i comuni di Milano e Brescia) investirà 16 miliardi di euro, vuole raddoppiare gli utenti (da 2,9 a 6 milioni) e triplicare la capacità installata da fonti rinnovabili, con oltre 6 mila nuove assunzioni. «Queste sono le basi solide – ha dichiarato l’ad Renato Mazzoncini che ci consentiranno di realizzare infrastrutture strategiche, innovative ed essenziali per la crescita e il rilancio del Paese».
Una “Life Company”. Una crescita dimensionale che si accompagnerà a una trasformazione del business, privilegiando due filoni industriali: la transizione energetica e l’economia circolare. L’ad Mazzoncini ha sottolineato come il 90% degli investimenti saranno in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Da qui la nuova definizione: da multi- utility a “Life Company”.
Riduzione degli sprechi. Sei miliardi saranno investiti nell’economia circolare. Nel settore rifiuti (destinato alla crescita anche oltre i confini nazionali), la percentuale di differenziata salirà al 76%, con realizzazione di impianti per ulteriori 2,2 tonnellate di materia trattata e nuovi impianti per il recupero di energia per 5,4 tonnellate. Nel settore idrico, A2a punta a ridurre le perdite nelle al 20%.
Uscita dal carbone. Nella produzione di energia, A2a vuole anticipare la chiusura delle sue centrali a carbone entro il 2022, con tre anni di anticipo rispetto agli obiettivi del governo. Si punta sulle rinnovabili: la generazione da fonti rinnovabili arriverà a 5,7 gigawatt con un investimento dedicato per 4 miliardi di euro, acquisizioni comprese. Il piano prevede anche l’ingresso nel settore dell’idrogeno e lo sviluppo di «batterie per gli impianti solari, pompaggi e accumuli termici nel caso del teleriscaldamento », come si legge nei documenti aziendali.
La Borsa gradisce. Il piano ha avuto il gradimento del mercato. A Piazza Affari il titolo ha chiuso in rialzo del 3,4% (+0,93% l’indice principale). Gli investitori hanno ovviamente apprezzato le “promesse” finanziarie: utile netto in crescita dell’8% all’anno e dividendi di almeno il 3%, con una redditività raddoppiata a fine piano a 2,5 miliardi.
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