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«A Wall Street il 20% di Fiat-Chrysler»

Il prodotto, che poi vuol dire fabbriche, che poi significano industria: la 500X viene da Melfi, come la Jeep Renegade, e come la Renegade punta al mercato-mondo. La finanza, che l’industria la deve supportare: e qui Sergio Marchionne conferma che il collocamento negli Usa di 100 milioni di azioni Fca e il parallelo prestito convertendo da 2,5 miliardi di dollari, ossia la prima parte del piano da completare con la quotazione americana della Ferrari, saranno chiusi «prima di Natale». La politica, il governo, il sindacato, per finire: a loro volta sull’industria un impatto ce l’hanno e, oggi, ricalcano non pochi copioni già visti a Torino. Perciò, a domanda su Matteo Renzi, il numero uno di Fca premette: «Capisco benissimo i problemi che sta avendo con il sindacato. Li ho vissuti anch’io». Lui però guerreggiava con le sole Fiom e Cgil. Il premier anche con gli altri. Di qui l’aggiunta: «Non condivido l’atteggiamento». E’ una frecciata? Sì. Ma quasi tra parentesi. Di nuovo: «Lo capisco perfettamente». E poi: «Sono assolutamente convinto che la direzione sia quella giusta», Renzi «deve andare avanti con il suo progetto». E’ del resto quello che ha fatto Marchionne. La 500X che esordisce a Balocco dimostra con quali risultati. Senza Chrysler, il primo Suv a marchio Fiat non sarebbe nato. Senza l’una e l’altro (più la Renegade), per Melfi «ci sarebbe stato poco da fare». Oggi invece produce per esportare in cento Paesi. È «parte essenziale» di quel piano che ha già rilanciato Maserati e ora passa all’Alfa. Dopodiché: per centrare gli obiettivi globali al 2018 servono altri investimenti. Tanti. Massicci. Era quel che non convinceva gli analisti. Marchionne ha quadrato il cerchio con lo scorporo-quotazione di Ferrari, in agenda tra aprile e settembre 2015, e con il convertendo più collocamento di Fca negli Usa (flottante a Wall Street intorno al 20%). I primi tre miliardi di euro (almeno) cominceranno a entrare in cassa «entro Natale». E la Borsa si è convinta: «Siamo soddisfatti, il mercato ha capito». 
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