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A Wall Street è arrivato il rischio correzione

Lo S&P 500 ha toccato in settimana nuovi massimi storici, interrompendo con il superamento ad aprile 2013 del picco dell’ottobre 2007 una fase laterale che durava dai precedenti record del 2000.
La fase rialzista si è però realizzata con una velocità notevole, forse eccessiva rispetto a quella sostenibile dal mercato nel medio-lungo periodo, tanto da fare sconfinare l’Rsi a 14 settimane in zona di eccesso positivo, in ipercomprato, già a partire dal marzo di quest’anno. L’indicatore della forza del trend ha disegnato in ipercomprato una figura a doppio massimo, muovendosi in “divergenza” rispetto ai prezzi, un comportamento che di norma anticipa una fase di debolezza per lo strumento al quale l’indicatore si riferisce. Conferme di una probabile incipiente fase di debolezza dello S&P500 vengono anche dallo studio della media mobile a 400 settimane, in questo momento in transito a 1.274 circa. L’indicatore “pista ciclica” calcolato a 400 settimane, ovvero quello strumento che mostra la distanza in percentuale tra la media mobile e i prezzi, è su livelli molto bassi, che non si vedevano dall’ottobre 2007. La pista ciclica funziona sfruttando l’osservazione che di norma i prezzi non si discostano da una media mobile significativa più di una determinata percentuale. Attualmente la situazione dipinta dalla pista ciclica è molto tirata: difficile che l’indice possa continuare a salire ancora senza mettere a segno almeno una correzione. I dati sul mercato del lavoro Usa sono del resto incoraggianti, mostrano un elevato numero di soggetti che tornano a prestare la propria opera. Tuttavia questo aumento dell’occupazione comporta anche un aumento dei costi per le aziende, quindi una probabile minore profittabilità futura che potrebbe pesare sui corsi di Borsa. Se infatti il mercato interno Usa, proprio in virtù del miglioramento del contesto occupazionale, dovrebbe essere in grado di fare progredire i suoi consumi, quello internazionale resta al momento in uno stato di crisi, con elementi di incertezza ulteriore come ad esempio la situazione in Europa, che potrebbero rendere meno rapida la crescita degli utili aziendali.
Da un lato quindi il proseguimento del ribasso dei bond appare poco probabile, dall’altro una ulteriore rivalutazione delle Borse, di quella Usa ma per effetto contagio anche delle altre principali piazze mondiali, sembra molto difficile da realizzarsi. Movimenti dello S&P500 nei prossimi mesi tra i 1.300 e i 1.400 punti non creerebbero particolare stupore stante l’attuale condizione dei grafici, e potrebbero riportare il mercato azionario su livelli nuovamente interessanti sui quali tornare compratori, magari proprio quando il quadro macro fornirà elementi in favore di un’uscita dall’azionario.

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