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A Volkswagen prestito-ponte di 2 miliardi

Wolfsburg si stringe intorno alle famiglie Porsche e Piech sperando che ancora una volta la protezione dei proprietari di Volkswagen possa garantire i posti di lavoro della città fabbrica della Bassa Sassonia. Ci sono tutti i 20 mila dipendenti del quartier generale del gruppo, quello che fino a giugno era il primo costruttore al mondo, ad ascoltare gli interventi dei vertici. Di fronte al popolo della doppia V si schierano responsabili della società e lo stesso ministro dell’Economia Sigmar Gabriel. Tutti a giurare, con Wolfgang Porsche e Michel Piech di avere «la solida convinzione che Volkswagen può superare questa situazione e uscire più forte dalla crisi». E che dunque «nessuno deve farsi prendere dal panico » perché i lavoratori «sono l’asset più importante del gruppo ». A garantire, accanto a proprietà e ministro, c’è anche il capo del consiglio di fabbrica, Bernd Hosterloh.
Ma le promesse da sole non bastano se, in controtendenza, arrivano notizie come quella di Hannover dove l’azienda ha deciso di non rinnovare 300 contratti interinali. E se ad andare male non è solo il mercato Usa ma anche quello tedesco dove Vw ha perso a novembre il 2% delle vendite rispetto allo stesso mese del 2014. Momento difficile certamente. Il ceo Matthias Mueller, l’uomo che siede sulla poltrona più scomoda del mondo dell’auto, prova a diffondere un po’ di ottimismo assicurando a Stern che «la vicenda delle emissioni sarà chiusa prima della fine del 2016» anche se deve ammettere che le conseguenze delle cause legali “dureranno di più”. La prospettiva non è rosea ma le banche sembrano credere nelle promesse di riscatto di Mueller e degli azionisti Volkswagen. Ieri un pool di tredici istituti di credito ha accettato di sottoscrivere un prestito ponte di 20 miliardi di euro per consentire alla casa tedesca di far fronte ai costi dei risarcimenti, delle riparazioni e delle multe da pagare ai diversi governi. In Usa, dove il calo di mercato a novembre è stato del 24 per cento, la discussione tra i vertici di Volkswagen e il governo è ancora in corso. L’altro ieri anche il responsabile delle attività Usa, Michael Horn, ha partecipato all’incontro con il ministro dei Trasporti di Washington, Anthony Foxx, proprio sul tema della sicurezza. In Europa invece cominciano ad arrivare le lettere ai proprietari di auto con il motore truccato che vengono invitati, da gennaio, a recarsi ai concessionari per le riparazioni del caso. Una campagna che, secondo quanto si apprende a Wolfsburg, sarebbe meno costosa del previsto.
E’ chiaro comunque che se anche Volkswagen riuscirà a cavarsela entro la fine del 2016, non uscirà dallo scandalo come è entrata. Nell’intervista a Stern Mueller è stato molto chiaro: «Il nostro futuro è nell’elettrico» ha detto il ceo di Wolfsburg lasciando intendere che è proprio sul full electric che la casa tedesca intende puntare le risorse che riuscirà a sottrarre all’ingente montagna di multe e risarcimenti incombente sui conti. Tentando di trasformare le conseguenze dello scandalo in vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. Intanto i vertici del gruppo devono far fronte ai diversi focolai accesi in tutti i mercati. Ieri la Guardia di Finanza ha visitato la sede della Porsche Italia a Padova per verificare l’emissione di gas di scarico. La procura ha indagato otto dirigenti tra cui il direttore generale Pietro Innocenti.
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