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“A Vicenza resta la logica del salotto”

«E’ stata un’occasione perduta di dimostrare come finalmente anche a Vicenza ci sia il coraggio di anteporre la tutela della banca e dei piccoli azionisti alle buone relazioni interpersonali, alle logiche da salotto». Enrico Zanetti, vice ministro (veneto) per l’Economia e segretario di Scelta civica, fin da sabato scorso aveva espresso il suo disappunto per il voto con cui l’assemblea della Popolare di Vicenza ha bocciato l’azione di responsabilità contro i vecchi amministratori.
Non condivide la forte cautela del presidente Dolcetta, espressa prima del voto.
«Non ho dubbi sulla buonafede di Dolcetta, ma certo ho molta difficoltà a comprendere la sua tesi, sull’inopportunità di affrontare i prossimi passaggi – aumento di capitale e quotazione in Borsa – mentre è pendente un’azione di responsabilità. Ai miei occhi semmi è vero il contrario».
Chiedere i danni a Zonin e agli altri amministratori non avrebbe certo spaventato i potenziali investitori.
«Io credo che il loro interesse ad investire sia direttamente legato alla forza con cui si dimostra di voler rompere con le pesanti ombre della gestione precedente, bisogna dimostrare che si vuole tagliare con il passato. Una ristrettissima cerchia di persone ne esce bene, tutti gli altri ne escono distrutti; ma il voto di sabato scorso è come se dicesse che quello che è successo non è poi così grave».
E’ preoccupato per l’aumento di capitale?
«Sono fiducioso, certo temo che dopo sabato altri possano esserlo meno».
L’azione di responsabilità può essere promossa anche in futuro, come ha detto lo stesso Dolcetta.
«Non vorrei mai che grazie ai ritardi nell’attivazione delle azioni di responsabilità fossero messe in atto misure di spoliazione dei beni, magari a vantaggio di familiari, e al momento opportuno si constatasse che i buoi sono ormai scappati».
I segretari di Fabi e Fisac hanno preso duramente posizione, ma sono stati praticamente gli unici finora, insieme alle associazioni dei consumatori.
«E’ vero, noto anch’io un assordante silenzio, vedo con un certo stupore che le mie perplessità sono rimaste per ora isolate. Ripeto, il messaggio di sabato rischia di essere: quello che è successo tutto sommato alla banca va bene. Per questo esprimo forte perplessità rispetto ai comportamenti che hanno portato alla decisione di sabato; anche verso chi era in buonafede».

Vittoria Puledda

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