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A Unipol l’esclusiva Una-Ata

Una grande fusione tra alberghi a 3 e 4 stelle con il sostegno del Fondo Strategico Italiano che ha già fatto il suo ingresso nei 5 stelle di Rocco Forte. Ecco il progetto che si nasconde dietro l’esclusiva concessa a Unipol per l’integrazione tra Una Hotels e e Atahotels, di proprietà del gruppo bancario-assicurativo. L’obiettivo è dar vita a un grande polo ricettivo italiano con 8.600 camere, 52 strutture tra hotel, resort e residence e un fatturato aggregato di 170 milioni.
Ma l’operazione ha bisogno di un sostegno finanziario senza il quale, probabilmente, non potrebbe concretizzarsi l’architettura. Così, secondo le indiscrezioni, una volta conclusa in modo positivo la trattativa per la fusione tra Una Hotels e e Atahotels, ci sarebbe già un accordo di massima per l’ingresso del Fondo Strategico Italiano guidato da Maurizio Tamagnini nella società che nascerà dalla fusione, con la creazione di due perimetri: uno immobiliare e l’altro d gestione alberghiera. È il caso di ricordare che proprio il Fondo Strategico Italiano ha fatto il suo ingresso in Rocco Forte con l’obiettivo di creare diversi poli alberghieri suddivisi per categoria: 3-4-5 stelle. Ma l’obiettivo è anche creare, in modo parallelo, un veicolo che abbia in pancia la proprietà immobiliare degli alberghi.
Si chiude così con questo finale a sorpresa, almeno per ora, la lunga fase di selezione delle offerte per Unahotels, in mano alle banche dopo i guai giudiziari del fondatore Riccardo Fusi e il concordato della capogruppo Btp; offerte (alcune per la sola gestione, altre anche per gli immobili) arrivate all’advisor Colombo&Associati anche dal gruppo americano Starwood alleato con Prelios e con la spagnola Melia, da Orion e Hotusa, dagli spagnoli di Nh e da Tamburi Investment Partners e Alpitour. L’ipotesi di integrare Unahotels con Atahotels, in realtà, è sul tappeto da tempo, anche perché Unipol è tra le banche creditrici di Una (insieme con Unicredit e Mps), ma finora è rimasta frenata dalla pesante situazione finanziaria di entrambi i gruppi alberghieri.
Unahotels, guidato dall’ad Elena David, conta 31 alberghi e ha chiuso il 2013 con un fatturato di 64,5 milioni (+4,1%), un ricavo per camera disponibile pari a 70,38 euro (+5,3%) e un Ebitdar di 17 milioni (+18,2%). Il problema è l’indebitamento di circa 500 milioni, in gran parte legato all’acquisizione degli immobili ricettivi.
Atahotels sta rimettendo in piedi una situzione pesante: nel 2012 ha perso 34 milioni di euro, nel 2013 – quando è passata da Ligresti sotto il cappello di Unipol – la perdita è stata di 25 milioni e nel 2014 è scesa a 10 milioni, anche se cinque milioni sono legati a vecchie pendenze fiscali, con un fatturato di 110,9 milioni (-4%) e un ebitda tornato positivo a 0,7 milioni. «Quest’anno l’obiettivo è riportare i conti in pareggio», spiega Gian Luca Santi, direttore dell’area Immobili e attività diversificate di Unipol, che sta lavorando alla dismissione degli asset non strategici, come le cliniche. «La valorizzazione degli alberghi invece ci interessa – afferma Santi – perché riteniamo che un grande polo italiano abbia potenzialità». Atahotels possiede 21 strutture, di cui 7 hotels (1850 camere), 6 resorts (2.150 camere) e 8 residence (1.550 camere). Ora resta da attendere l’ingresso sulla scena del Fondo Strategico che potrà intervenire, come da statuto, solo in una realtà in equilibrio finanziario.

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