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A Unicredit e Intesa lo scudetto della convenienza

È l’Unicredit di Federico Ghizzoni la banca italiana con la migliore pagella 2012: voto 9, in una scala da uno a dieci. Segue con 8 l’Intesa Sanpaolo di Enrico Tomaso Cucchiani. Al terzo posto, a pari merito con un 7, sono invece in tre: l’Ubi di Victor Massiah, il Credem di proprietà della famiglia Maramotti e il Banco Popolare guidato da Pierfrancesco Saviotti. In media, gli istituti di credito nazionali portano a casa un voto di 6,8, «quasi discreto». È così che ci vedono i tedeschi.
È questa, infatti, la classifica dell’Istituto Tedesco Qualità e Finanza, che ha eletto la «migliore banca italiana». Arriva una settimana dopo le dimissioni di Giuseppe Mussari, il presidente dell’Abi, l’Associazione delle banche italiane, travolto dallo scandalo dei derivati sottoscritti dal Monte dei Paschi di Siena, che guidava. E dopo l’indagine Corriere Economia-Università Bocconi, pubblicata su questo giornale lunedì scorso, che dava conto del peso delle commissioni bancarie (+30% in due anni nei conti correnti ordinari), dell’impennata dei tassi passivi (dal 12,5% al 18% dal dicembre 2010 al dicembre scorso), del crollo di quelli attivi (dallo 0,1% allo 0,02%) e infine del flop dei depostiti low cost, i conti base introdotti dal decreto Liberalizzazioni in giugno e ancora sconosciuti ai cittadini.
È la prima indagine sulle banche italiane dell’istituto di ricerche fondato dalla rivista economica Focus Money del gruppo Burda. Ha coinvolto dieci gruppi: oltre alle cinque banche citate, anche Mps, Carige, Deutsche Bank e le due controllate dai francesi, Bnl (Paribas) e Cariparma (Crédit Agricole). Si è basata, infine, su quattro parametri (vedi box): consulenza, condizioni economiche (conti correnti e tassi), capillarità e solvibilità. Per ognuno, è stata elaborata una sotto-classifica. L’obiettivo era rispondere alla domanda: quali banche offrono la migliore qualità, la massima protezione e i prezzi più vantaggiosi? Il risultato è la classifica citata. Vediamo.
Le spese
Della consulenza, ritenuta il parametro più importante sul quale valutare una banca e perciò analizzata con visite dirette in incognito, si dice nell’articolo a fianco: e stravince Unicredit con voto 9,6. Ma sono i costi bancari quelli che interessano di più i correntisti. E qui il primo in classifica, secondo l’analisi tedesca, risulta il Banco Popolare, con punteggio 10 sui costi dei conti correnti, seguito dal Credem con 9,3. Il Credito emiliano ottiene anche un buon voto (8,6) per la forbice dei tassi, cioè la differenza fra il tasso attivo e quello passivo per chi sconfina extra-fido (dove pesa la commissione d’istruttoria veloce, anche 50 euro al mese): è il divario fra quanto la banca chiede quando presta il denaro e quanto paga per i soldi che le si lasciano sul conto. Banco Popolare, invece, ottiene poco più della sufficienza (6,9). Al terzo posto c’è Intesa Sanpaolo (voto 8,9 sui conti correnti e 5,8 sui tassi), al quarto Ubi e al quinto Unicredit.
In media, il voto è 8,3 sui costi e 7,3 sui tassi. Attenzione, però: i dati sui costi sono puramente indicativi, perché l’esame è sulla media delle medie dei conti meno costosi di ogni banca (prima la media degli Isc, l’Indicatore sintetico di costo annuo, per ogni profilo di clientela nei due conti a pacchetto più economici, poi quella dei due dati risultanti). Resta il fatto, oggettivo, che la forbice dei tassi cresce: era di 14,9 punti a giugno, dice l’Istituto, è arrivata a 15,9 in dicembre. È scesa a 15,6 punti il 23 gennaio, in linea comunque con i 15,8 rilevati alla stessa data in cinque grandi banche in Germania (Commerzbank, Deutsche Bank, Postbank, le Sparkasse e l’Hvb-Unicredit, vedi grafico).
In questi istituti il tasso creditore è in media dello 0,49% e quello debitore extra fido del 16,33%. Nelle banche tedesche, insomma, a differenza delle italiane, i conti correnti (spesso abbinati gratuitamente a conti di deposito, dove i clienti possono trasferire liberamente le giacenze senza spese, dice l’Istituto) rendono qualcosa, anche se poco; e il costo del canone è zero ovunque (benché condizionato, in genere, al deposito mensile di almeno mille euro), tranne che in Deutsche Bank dove tocca, nel caso esaminato, i 60 euro all’anno.
Solvibilità e presenza
Proprio Deutsche Bank (fra le più care anche nel nostro Paese) ottiene il punteggio maggiore per solvibilità: 8,25. Seguono con 7,25 in quattro, cioè Bnl, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Cariparma (l’Mps oggi nella bufera è penultima con un 6,5). In media, la solidità — cioè la sicurezza di riavere indietro il denaro depositato (garantito comunque fino a 100 mila euro per correntista dal Fondo interbancario di tutela dei depositi) — vale un punteggio di 7,10 nelle banche italiane analizzate. Niente male visti i chiari di luna sugli istituti di credito.
A vincere sulla presenza territoriale è invece Intesa, che straccia tutti con un 10 per la capillarità dei Bancomat (5.883 a giugno) e delle filiali (5.069). Segue Unicredit con voto 9 (5.069 Bancomat e 4.532 filiali); quindi, con 8, il Monte dei Paschi. La meno diffusa? La tedesca Deutsche Bank: 308 sportelli automatici e 323 fisici. Un decimo dei senesi.

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