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A Tononi la presidenza del Monte e il compito di trovare un partner

L’ottava assemblea Mps dal 2013 è una delle più tranquille. Si doveva nominare Massimo Tononi come successore di Alessandro Profumo, ed è avvenuto con il 98% dei votanti. Il Tesoro, presente con un 4% avuto come interessi sui Monti bond da poco rimborsati, non s’è espresso tenendo un profilo basso, «per lasciare agli altri soci di determinare la governance». Tranquillità, però, non significa che tutto è risolto: Mps, gravata da un fardello di crediti deteriorati da 45 miliardi, ha bisogno di un partner per accrescere la solidità e la redditualità.
«Mps non ha un piano B alternativo- ha detto l’ad Fabrizio Viola – . E’ difficile ipotizzare un destino stand alone per la banca». La Bce prima dell’estate, autorizzando l’aumento da 3 miliardi, lo subordinò a un percorso di integrazione chiedendo segnali chiari entro il 26 luglio. Ma come ripetono a Siena, per ballare devi essere in due, e gli inviti degli advisor Ubs e Citi a manifestare interesse, girati a 25 istituzioni finanziarie prima delle ferie, sono rimasti inevasi. Viola perà ha detto che, «anche se il partner al momento non c’è, la banca non è ferma. Camminiamo anche più veloci in modo da presentarci in forma migliore al tavolo » di un negoziato. Per l’ad, a dilatare i tempi delle nozze hanno contribuito «la crisi greca, le turbolenze della Cina e la valutazione Srep», con cui l’Eurotower sta esaminando la solidità macroprudenziale delle maggiori vigilate. Sono i crediti deteriorati, che Mps ha per 45 miliardi, a frenare la redditività, e al contempo gli ammiratori. «E’ il problema principale della banca – ha detto l’ad che vi ha profuso risorse gigantesche ». Anche se la congiuntura del credito sta migliorando, per Viola «è presto per vedere un riverbero sui conti: prima di vedere l’aumento degli impieghi e una migliore qualità creditizia servono alcuni mesi». Anche per questo Mps spera nell’avvio in Italia di un veicolo tipo bad bank cui conferire sofferenze: «Ma non mi spingo sui numeri, è un negoziato a cui non partecipano le banche – ha detto l’ad – non sono ancora chiare le modalità, suggerisco di leggere i numeri con grande prudenza».
Gli addetti ai lavori non preve- dono fusioni a Siena prima che sia licenziato il bilancio 2015, tra sei mesi. Nel frattempo – il 22 settembre s’insedia il nuovo cda -Tononi dovrà concentrarsi sui rapporti con i soci e i regolatori in vista delle sperate nozze. «La ricerca del partner sarà il primo dossier per lui», ha detto il presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich. I tre pattisti ente Mps, Fintech, Btg Pactual vincolano ormai un piccolo 0,49%, ma erano in assemblea con un 9,12% complessivo, su un 41,03% del capitale presente.
Tononi, laureato in economia alla Bocconi di Milano, è stato dal 1988 in Goldman Sachs a Londra, «occupandosi prevalentemente di fusioni ed acquisizioni tra imprese». Dal 1993 fu assistente di Romano Prodi all’Iri, poi ancora Goldman Sachs e nel 2006 sottosegretario del governo Prodi, con delega su debito pubblico e partecipate statali. Dal 2011 a oggi è stato presidente di Borsa spa, e di Prysmian.
Sempre ieri, Veneto banca ha reso nota la sottoscrizione con Banca Imi (Intesa Sanpaolo) di «un accordo di pre-garanzia» per l’aumento di capitale con cui nella prima metà del 2016 si quoterà, dopo la trasformazione in spa. Importo massimo 1 miliardo, nella fascia alta delle attese.
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