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A Tokyo ripresa a più velocità

di Stefano Carrer

C'è chi perde tutto e chi vince come a una lotteria: le grandi tragedie distruggono beni e investimenti – quella del Giappone settentrionale ha fatto danni materiali per oltre 300 miliardi di dollari -, ma creano anche opportunità impreviste di guadagni, ridisegnano i mercati, cambiano le prospettive di interi settori economici. Sulla rassegna di vincenti e perdenti si staglia uno scenario probabile di recessione per il Paese (secondo alcuni analisti per l'intero 2011), la cui ripresa dipenderà in modo significativo dalle forme e dall'entità dei piani governativi di rilancio.

Finanza

Il crollo del 20% del mercato azionario nelle sessioni immediatamente successive al disastro ha creato la «grande opportunità di acquisto» a prezzi convenienti segnalata da investitori del calibro di Warren Buffett. Infatti la Borsa si è poi ripresa un buon 15 per cento. È rimasto scottato chi aveva il portafoglio pieno di azioni nipponiche – tanti analisti consigliavano l'overweight – e non ha avuto i nervi saldi: ormai famoso il caso del gestore Philippe Jabre, che ha perso 300 milioni di dollari liquidando buona parte delle sue partecipazioni appena prima del rimbalzo del Nikkei. Gli speculatori, intanto, hanno riesumato il carry trade (presa a prestito di yen per convertirli in asset esteri a più alti rendimenti): sui tassi internazionali ci sono pressioni rialziste, mentre è chiaro che la Banca del Giappone non alzerà i tassi per un lungo periodo e anzi allenterà ulteriormente la politica monetaria. In più, l'intervento concertato del G-7 ha posto un freno all'ascesa dello yen, amplificata dalle attese di rimpatri di capitali giapponesi detenuti all'estero.

Costruzioni

Secondo la Banca mondiale, il processo di ricostruzione durerà cinque anni: a beneficiarne, ovviamente, sarà l'industria tanto vituperata fin dai tempi del premier Koizumi come drenatrice di risorse meglio utilizzabili altrove.

La Borsa ha già premiato i titoli di società edilizie e molte imprese dell'indotto.

Nomura segnala le buone prospettive del cemento e delle società di impiantistica e di attrezzature, nonché quelle connesse in vario modo alle tecnologie ambientali e di risparmio energetico. Anche le correlate attività di trading – comprese quelle di materiali dall'estero – dovrebbero ricevere una spinta.

Moda e lusso

Soffre il made in Italy, soprattutto quello di fascia alta e medio-alta: il post-terremoto ha cambiato l'attitudine dei consumatori giapponesi, trasformandola in un “sentimento del lutto che penalizza il lusso”, come ha detto il direttore esecutivo di Armani Japan, Francesco Formiconi. Secondo Deutsche Bank, l'anno scorso il settore del lusso ha contato sugli acquisti giapponesi, in patria e all'estero, per una quota del 24% del totale: ora questi clienti stanno fermi, depressi dall'immane tragedia e dalla notizia che persino l'Imperatore spegne personalmente le luci per risparmiare energia (per lo stesso motivo i grandi magazzini chiudono prima). Una situazione che potrebbe protrarsi fino al secondo semestre inoltrato.

Agroalimentare

L'allarme radioattività ha messo in ginocchio l'agricoltura di mezzo Paese. Latte, acqua, un centinaio di specie vegetali e da ultimo persino la carne bovina hanno fatto registrare livelli di contaminazione superiori alla norma. Anche i consumi di pesce sono in calo, perché parte dei consumatori non si sente sicura (soprattutto riguardo al sushi). Il mondo si rovescia: la Cina – spesso sospettata di commercializzare cibi di precaria qualità – blocca l'import di diversi prodotti agricoli giapponesi, fino a tre settimane fa considerati un paradigma di eccellenza. La minore vita sociale a Tokyo ha penalizzato i consumi al ristorante, a partire dai vini. Qualche opportunità, secondo la Camera di commercio italiana, potrebbe arrivare per le nostre esportazioni in alcuni settori (verdure, prodotti caseari e acque minerali). L'Unione europea, inoltre, sull'onda della tragedia ha offerto una prima disponibilità all'idea di avviare negoziati di libero scambio con il Sol Levante.

Auto e meccanica

Le conseguenze del terremoto sulla catena manifatturiera globale sono state impressionanti, specie nell'auto e nell'elettronica, dove le aziende nipponiche hanno quote rilevanti nella componentistica specializzata. Ci sarà ora anche meno import di auto straniere, in un mercato interno che sta crollando (-37% a marzo). Possono schiudersi opportunità per aziende straniere nel settore meccanico: i grandi gruppi giapponesi dovrebbero aver imparato la lezione e potrebbero essere indotte ad allargare la base dei fornitori.

Turismo

Alla Bit milanese di febbraio gli operatori turistici erano molto fiduciosi: l'unica lamentela riguardava il fatto che l'ente turistico giapponese facesse pagare la spedizione dei depliant. L'11 marzo ha cambiato tutto. Per le compagnie aeree un mercato cash cow si è trasformato in una fonte di perdite. L'Alitalia, che viaggiava a ritmi di incremento sul 30% (complice la chiusure delle rotte sull'Italia della Jal) ha subìto cali di oltre il 20 per cento. Fonti della compagnia a Tokyo segnalano che, per una ripresa, non conteranno i fattori economici ma i mass media: come hanno amplificato la paura della radioattività, così giocheranno un ruolo fondamentale nel ristabilire la reputazione turistica del Giappone.

 

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